RIDAMMELO

– Senti ma perché non la smetti con questa storia?
– Quale storia?
– Quella che stai facendo adesso, quella storia lì.
– Scusa ma perché? Ti crea veramente così tanti problemi?
– Non riesco a capirne il motivo. Non mi sembra proprio necessario, adesso.
– Ma dai, cosa vuoi che sia, te la prendi sempre troppo male per ‘ste cose…
– Sarà, ma per me ora potresti comunque evitare. Come tante altre volte poi. Insomma perché devi farlo?
– Ma non lo so, lo faccio e basta, non c’è un motivo dai.
– Almeno evita di tirarmi in mezzo, per favore.
– Quanti problemi che ti fai, ma stai sereno.
– No è che, se devo essere sincero, ultimamente mi sembra che tu stia esagerando.
– Secondo me sei tu che stai esagerando. Non vuoi finirci? Va bene, stop. Chiedo umilmente perdono se ho osato tentare di coinvolgerti.
– Ma non è per questa storia in sé, non è solo per questa volta. Come ti ho già detto mi sembra ti stia sfuggendo un po’ di mano la situazione nell’ultimo periodo. Sei sempre lì.
– Ma non è vero. E in ogni caso posso essere sincera anche io e dirti una cosa? Fatti i cazzi tuoi.
– Poi sono io che esagero…
– No, no, lascia perdere chi esagera, te lo dico senza esagerare proprio nulla. Fatti i cazzi tuoi e basta.
– È paradossale.
– Cosa?
– Che tu mi ti dica di farmi i cazzi miei quando sei costantemente attaccata a quel telefono per farti i cazzi degli altri e per permettere agli altri di farsi i cazzi tuoi.
– Senti, vaffanculo. Io faccio quello che mi pare.
– Va bene, fai bene, però fallo senza riprenderlo con il telefono.
– Hai finito?
– Tu?
– Io ho quasi finito la pazienza, se continui così mi alzo e me ne vado. Ci vediamo poi.
– No, parliamone, spiegami. Secondo te non è vero quello che ho detto?
– Cosa?
– Che sei sempre lì, attaccata a quello schermo.
– Quante storie per qualche storia oh!
– Qualche? Siamo seduti a ‘sto tavolo da neanche trenta minuti e avrai già preso in mano quel cazzo di Iphone quasi venti volte. Te ne rendi conto, spero.
– Va bene, va bene, ho capito, stasera hai voglia di rompere i coglioni, ok. Continua pure.
– Mi sembra giusto farti notare che ormai quando usciamo insieme non riesci a guardarmi negli occhi per più di un minuto perché ti cade lo sguardo su quello schermo.
– Ti avverto, me ne sto per andare sul serio e non mi rivedrai per un bel po’.
– Sei sempre lì cazzo. Io vorrei parlassimo senza distrazioni. Da soli. Senza storie.
– Guarda che stai facendo molte più storie di me.
– Hanno senso. Le tue invece?
– Te l’ho già detto, io faccio quello che mi pare. E poi non mi sembra che non ci parliamo, non mi sembra di aver passato tutto il tempo al telefono come dici.
– No, ma è come se lo avessi fatto. Sei sempre lì. Sei distratta. Non mi segui, lo vedo.
– In realtà ti seguo eccome.
– Su Instagram, sì. Lì mi segui. Ma ora? Mi stai seguendo ora?
– Stai imbastendo una discussione gigantesca sul nulla più totale, solo per qualche cazzo di foto che stavo facendo al locale, per qualche video, per qualche storia. Smettila.
– Esatto, ci hai preso. Finché non mi spieghi cosa ti costa evitarteli, almeno quando siamo insieme, io e te, fuori a bere qualcosa, non intendo smetterla. Non lascio perdere.
– Vaffanculo, allora.
– Se questa è la risposta ok, me ne vado io. Mi sono rotto di vederti così, divisa a metà: la parte distratta qui davanti a me e l’altra parte immersa dentro a quel telefonoMi sono davvero rotto. Me ne vado. 
– 
No dai, non andare, resta….hai ragione, ho capito cosa intendi, ora lo metto via.
– Davvero, devo dirtelo. Quel cazzo di schermo ti stai risucchiando, devi rifletterci.
– Forse sì a volte lo uso troppo, non ci faccio neanche caso, però non mi sembra di essere così messa male come stai dicendo tu. Dovresti vedere le mie amiche.
– Posso immaginarlo, guarda. E francamente mi interessa il giusto delle tue amiche.
– Sappi che c’è molto di peggio.
– C’è sempre molto di peggio, ma ora stiamo parlando di te, non sviare. Ti vorrei solo far capire che nell’ultimo periodo hai perso il controllo, che sei sempre lì, come ti ho già detto. Non voglio più guardarti e stare zitto. Se non sono d’accordo con quello che fai te lo dico, punto, fine.
– E io ti ringrazio, ma continuo a pensare che tu stia ingigantendo la questione. Sarò anche attaccata spesso al telefono, ok, non lo nego, ma so controllarmi.
– Bene, allora dimostramelo.
– Come?
– Spegni il cellulare e dammelo.
– Ma tu sei fuori, perché dovrei?
– Fallo. Non faccio nulla. Lo metto nella tasca della giacca dietro alla sedia e resta lì finché non finiamo le birre, gli argomenti, la voglia di dirci cazzate e ci alziamo per andare via.
– Stronzo, tu non ti fidi me. Posso tenerlo io senza guardarlo.
– Mi sembra sia tu a non fidarti di te stessa. Spegnilo e dammelo.
– Non posso spegnerlo, sto aspettando che mi rispondano.
– Ma chi?
– Le mie amiche.
– Non mi interessa, le tue amiche risponderanno e aspetteranno.
– Ma hai finito? Chi sei per dirmi cosa devo fare e chi deve aspettare?
– Uno che ti conosce abbastanza bene per permettersi di farlo.
– Questo lo hai appena deciso tu.
– Spegnilo e dammelo. Parliamo, discutiamo, guardiamoci in faccia senza pensare agli altri. Sconnettiamoci cazzo, stiamo veramente da soli ora.
– Ti ho già detto che sto aspettando una risposta dalle mie amiche. Cosa cazzo non ti è chiaro nella frase “sto aspettando una risposta dalle mie amiche“?
– Il motivo per cui non puoi aspettare di più.
– Perché ho chiesto una cosa importante e voglio sapere la loro risposta subito.
– E quale sarebbe ‘sta cosa cosi importante?
– Cos’è un interrogatorio? Ora mi tiri fuori delle foto di persone in bianco e nero, me le metti davanti e mi chiedi se riconosco qualcuno? Non sono affari tuoi le cose di cui parlo con le mie amiche.
– Dimostrami che è una cosa importante.
– No.
– Niente telefono spento nella tasca della mia giacca, niente birra, niente io e te seduti al tavolo. Possiamo tornare a casa.
– No.
– Allora? Accetti?
– No.
– Non ci credo cazzo…
– Cosa?
– Solo il pensiero di spegnere il telefono per qualche ora ti sta logorando.
– Ora oltre a dirmi cosa devo fare mi dici anche quello che sto pensando? Ma fai sul serio? Senti, basta. Andiamo via.
– Si vede, è palese. Ti conosco, te lo leggo in faccia. È come se ti avessi chiesto di compiere un gesto estremo. Questa cosa è assurda. Non ha senso.
– Ma che cazzo dici, finiscila. Quello che stai dicendo tu non ha senso. Andiamo via.
– Dimostrami che mi sbaglio. Spegnilo e dammi quel telefono.
– Oh che cazzo, va bene. Tieni. Hai davvero rotto i coglioni stasera, te lo dico. Ecco! Spento. Mettilo dove ti pare, anche se io avrei un posto da consigliarti.
– Grazie del consiglio ma preferisco la tasca della giacca, molto più pratica.
– Bene, adesso? Vai, parla pure. Volevi parlare? Parliamo, dai. È il nostro momento. Facciamo quello che io e le mie amiche non faremo più dopo stasera: parliamo. Tanto sicuro si incazzeranno con me, ma tanto a te cosa te ne frega. Sono le mie di amiche, mica le tue, no? Ma ora parliamo di tutto quello che vuoi, ci guardiamo, beviamo ‘ste birre e vissero tutti felici e contenti.
– Tutto bene?
– Ridammelo.