La coerenza prima di tutto. La maggior parte di noi vede nella coerenza una di quelle qualità che una persona rispettabile e degna di fiducia deve necessariamente avere. Il resto viene dopo, perché se le tue azioni non corrispondono alle tue affermazioni, questo è quello che solitamente intendiamo per coerenza, non c’è assolutamente da fidarsi. La coerenza è una di quelle cose di cui si parla in continuazione, una di quelle cose che, in un modo o nell’altro, finiscono sempre per trovare spazio nei nostri discorsi quotidiani. “È una questione di coerenza” è una delle frasi più gettonate nelle discussioni in cui qualcuno accusa qualcun altro. Tutti vogliono avere a che fare con persone coerenti e tutti, o quasi, cercano almeno superficialmente di esserlo. Tutti però ignorano quanto sia pericolosa questa grande fascinazione che viviamo nei confronti della coerenza. Il problema è che la coerenza non esiste. O meglio, non esiste per come viene generalmente intesa. Nell’immaginario collettivo infatti, nell’idea stereotipata di coerenza che abbiamo, una persona coerente è una persona che non smentisce con i propri comportamenti o le proprie affermazioni del presente quanto fatto o detto in passato. Una persona coerente fa sempre quello che pensa, non si smentisce mai, porta sempre avanti le proprie convinzioni, le difende a tutti i costi, le rispecchia nel proprio comportamento. È strano essersi abituati a questa idea così intransigente ed estremizzata di coerenza dove il cambiamento viene lasciato fuori, come se fosse il tizio esagitato che vuole entrare alla festa per rovinarla. È strano perché, a livello intimo, quando smettiamo di guardare fuori e ci fermiamo a guardarci dentro, sbattiamo violentemente contro le nostre irrisolvibili, inevitabili ed incessanti contraddizioni. Il cambiamento ci appartiene per natura, mentre la coerenza ci riguarda per cultura. Non puoi scegliere di non cambiare, di rimanere sempre nello stesso punto e nello stesso modo, perché vivere ti cambia a prescindere dal tuo volere. Però puoi provare a risultare coerente, ovvero puoi sforzarti di costruire un’immagine forzatamente circolare di te, dove tutto torna e non esistono spigoli. Un’immagine che forse gli altri accetteranno in superficie ma che tu non accetterai mai in profondità. Perché la coerenza, da esseri imperfetti che siamo, non ci appartiene. Possiamo simularla quanto ci pare, ma non viverla. Siamo tutti a conoscenza, in maniera più o meno consapevole, del nostro continuo riassestamento interno in funzione delle circostanze specifiche che la realtà ci mette davanti. Viviamo tutti un pesante scontro tra interno ed esterno, tra pensiero e azione, tra teoria e pratica, tra la nostra personale fantasia della vita e la sua effettiva concretizzazione. Noi ci chiediamo di essere coerenti in una realtà incoerente per natura, popolata da paradossi intricati ed eventi pratici che sconfessano le loro rappresentazioni astratte. E parliamo di una coerenza che non abbiamo mai riscontrato nemmeno in noi stessi. Ci accusiamo vicendevolmente di essere incoerenti pur sapendo benissimo quanto sia naturalmente normale cambiare idea, cambiare atteggiamenti, cambiare aspetto, cambiare modo di relazionarsi con la realtà. Cambiare è esistere. E sappiamo benissimo, tutti quanti, sotto sotto, di essere tremendamente contraddittori nel nostro esistere. Spesso però, proprio perché nella società la coerenza è inserita nell’elenco delle qualità fondamentali da perseguire, non abbiamo il coraggio di ammetterlo a noi stessi e conseguentemente di ammetterlo agli altri. Anzi, difendiamo ostinatamente la nostra coerenza in pubblico, anche a costo di fingerla, di mentire a noi stessi, e non perdiamo occasione per sottolinearne l’assenza nelle persone che ci stanno intorno. Ci siamo irrigiditi nell’analisi e nell’azione per colpa dell’idea di coerenza che abbiamo interiorizzato. La coerenza non ci permette di viverci serenamente la nostra innata instabilità, anzi, ci porta spesso a farle la guerra. Ci chiediamo di reprimere una nostra caratteristica naturale allo scopo di farne prevalere una culturalmente imposta ed accettata. Perché la coerenza come qualità necessaria per risultare credibili l’abbiamo inventata noi. La coerenza è lo strumento culturale che ci siamo inventati per arginare la spontanea contraddizione umana. È un modo per fare ordine nel caos che ci attraversa, uno stratagemma per tenerci intatti, una via di fuga artificiale dalla nostra continua frammentazione interiore, una sorta di colla concettuale che serve ad attaccare tra loro le parti contrastanti del nostro sé per farne un intero credibile all’esterno. Un intero illusorio, ma pur sempre un intero credibile all’esterno. Forse dovremmo chiederci cosa stiamo reprimendo al nostro interno per preservare questo intero. Forse dovremmo chiederci quali parti di noi stiamo mettendo da parte per difendere la nostra coerenza e garantirci la nostra credibilità. Forse dovremmo accettare di essere quello che siamo, brandelli di storie paurosamente diverse in un unico fottuto corpo.