Mi faccio largo tra le persone. Spingo, premo, passo attraverso. La musica mi rimbomba intorno, le luci mi stordiscono, la testa gira, mi reggo a mala pena in piedi. Collasso contro una colonna gelida, mi rimetto dritto, la gente passa, tutto gira. Vago. Vago e non capisco. Continuo a muovermi, mi trasporto attraverso le persone, la testa gira. Cado. Sono a terra. Mi attacco a una ringhiera di ferro, la tiro verso di me, mi rimetto dritto, la testa gira. Non so dove vado. Sono giorni che non so dove vado ma comunque vado. Ondeggio, tra la gente, oscillo, la testa gira. Finisco contro qualcuno, mi spingono, cado. Sono a terra. Afferro il vuoto con le mani, mi agito, mi dimeno, crollo in avanti, torno indietro, avanti, indietro, a destra, avanti, a sinistra, indietro, il mio corpo si scaraventa violentemente contro una vetrata nera. Tutto gira. Spingo la schiena sul vetro, le gambe tremano, mi tiro su con un colpo secco, barcollo, la testa gira. Le ombre, le luci, la musica, le urla, l’odore di alcolici, l’odore del fumo. Dove vado? Sono giorni che non so dove vado ma comunque vado. Come si fa a stare bene? Cado. Sono a pezzi, demolito. Fracassato. Mi aggrappo a una tenda, la strappo, cado. Sono a terra, tutto gira, tutto ha non ha una forma. È tutto confuso, sfocato, sfumato, sovrapposto. È tutto assurdo. Vago. Mi tiro su, da solo, fluttuo, faccio una passo avanti, uno indietro, uno a destra, il corpo pesa, finisco seduto. Mi ritrovo seduto. Mi guardo le mani, la testa mi cade giù, il collo non regge, la riprendo, vado indietro, avanti, mi premo i pugni contro la fronte, pianto i gomiti sulle ginocchia, mi piego, tutto gira. Dove sei? Ti sto cercando. Dove sei? Sono giorni che non so dove vado ma comunque vado. Tu dove sei? Vieni a raccogliermi. Viene a prendere i brandelli di me che sono rimasti. Vieni a vedere che non so dove vado, con i tuoi occhi, vieni ad assistere alla mia disintegrazione, da vicino. Vieni qua. Che da quando non ci sei non ci sono più neanch’io. Vieni a dirmi che adesso non sai dove andare, nemmeno tu, che non sopporti più nessuno, che non vuoi vedere più nessuno, che non sei nessuno. Come me. Avanti, indietro, avanti, indietro. Tutto gira. Cado. È tutto sottosopra. Sono al contrario, steso su un divano duro come l’asfalto. Un divano bianco, liscio, ruvido, liscio, ruvido, liscio o ruvido? La musica mi martella dentro al torace, vibro, i capelli toccano il pavimento sporco di passi. Mi tiro su. Mi rimetto dritto. Dove vado? Sono giorni che non so dove vado ma comunque vado. Perché non sei tornata a salvarmi? Perché non sei ancora arrivata? È tardi. La gente balla, mi guarda, mi ride addosso, dietro, davanti, sopra. Tu stai ridendo? Tu lo sai dove stai andando? Tu vaghi o vai? Dimmelo. Vaghi o vai. Vaghi senza sapere o vai sapendo. Dimmi se hai una direzione che non ti fa paura, mai, neanche la sera, neanche quando rimani al buio con i tuoi angoli bui. Avanti, indietro, avanti, indietro, destra, sinistra, cado. Sopra un tavolo di metallo tagliente. Sanguino. Vedo il sangue sul braccio, non sento nulla, tutto gira. “Tutto bene, ti serve una mano?” non mi serve niente vaffanculo. Non mi serve niente da quando non so dove vado. Hai visto? Hai visto come sono ridotto? Hai visto che mi alzo, cado, mi alzo, cado? Tu a cosa ti appoggi? Cosa ti tiene in equilibrio quando tutto gira? Cosa ti spinge avanti quando stai crollando indietro? Vieni a dirmelo che forse imparo. Forse tu sai insegnarmelo, un’altra volta. Forse tu puoi farmi capire come si resiste, un’altra volta. Come si trasformano in motivi le illusioni. Come si trovano le risposte senza fare domande. Come si trova un senso senza cercarlo da nessuna parte. Come si va, senza vagare. Avanti, indietro, avanti, indietro, tutto gira. Ad ogni passo affondo, confondo, sprofondo. Tutto il peso del corpo si sposta sulla gamba davanti. Traballo, e la gente balla, si tocca, si bacia, si stringe, si abbraccia, si ama, si chiede di credere che vada tutto bene, almeno ora, almeno stanotte, almeno finché si rimane in piedi. Non ti vedo. Mi trascino dentro la folla, nel traffico di voci, nel caos di vite, ma non ti vedo. Tutto gira. Non ti vedo. Musica, urla, spinte, baci, non ti vedo. Dove sei? Mi manca l’aria. Inspira, espira, inspira, espira. Non ti vedo. Mi manca l’aria, devo uscire, non ti vedo. Perdo il controllo, i punti di riferimento, perdo tutto ciò che potrei perdere adesso. Destra, destra, destra, cado. Sono a terra. Qualcuno mi afferra la maglietta, mi prende su di forza, mi solleva, mi strattona, mi chiede, mi dice, mi tira fuori. Non so dove vado. Sono giorni che non so dove vado ma comunque vado. Non ti vedo. Sei tu? Sei tu che mi stai portando con te? Dove andiamo? Dove mi porti? Decidi tu. Decidi dove vuoi che finisca. Decidi tu dove ci vuoi portare. Fai strada, non parlarmi dell’arrivo. Guida tu, senza chiedermi indicazioni, senza spiegarmi nulla. Trascinami via di qua. Trasportami via come hai sempre fatto. La musica si allontana, le persone svaniscono, le luci calano. Fuori, freddo, facce, fine. Tutto gira. Cado. Sono a terra. Fango sparso in bocca. Tiro su il collo, mi guardo intorno. Vuoto. È tutto vuoto. Silenzio. Mi metto in ginocchio, tutto gira, mi passo una mano sulla bocca, mi strappo via il fango, mi guardo intorno. Vuoto. È tutto vuoto. Mi tiro su. Mi rimetto dritto. Avanti, indietro, avanti, indietro. Fermo. Tutto gira. Non so dove sono, non so cos’ho fatto, non so dove vado. E non lo so da giorni ma comunque vado. Vieni a prendermi. Non ti vedo. Dove sei?