DEVI PERDERE TEMPO

Ho sempre pensato che i tutorial sul come fare qualcosa siano la nostra salvezza e allo stesso tempo la nostra rovina. Perché se da un lato ci semplificano non poco la vita, dall’altro ci hanno quasi convinto di non avere mai tempo da perdere. Come poi le previsioni del tempo. Siamo sempre alla ricerca di scorciatoie. Solo l’idea che le cose possano complicarsi è di solito un motivo valido per fare altro. Alla fine se nessuno ti dicesse che domani piove usciresti lo stesso. Come quelle applicazioni che servono a controllare ogni cosa che fai. Siamo costantemente alla ricerca di modi per lasciare meno spazio possibile all’eventualità. Vogliamo addomesticare l’inatteso sterilizzando gli imprevisti. Siamo sempre meno predisposti ad accettare il caso, preferiamo starcene dentro a percorsi netti, lineari, definiti. Preferiamo lo schema collaudato perché abbiamo paura del vuoto al di là del noto. Così giochiamo a fare le persone libere esercitando le possibilità di scelta dentro il contenitore di alternative comuni. Proviamo a renderci unici producendo differenze in modi praticamente uguali. Perché ci siamo abituati a prendere le cose per come sono già, senza mai spingerci oltre. Praticamente non disegniamo più, mettiamo la carta da lucido su disegni già fatti e facciamo la gara a chi ricalca meglio. Cerchiamo di differenziarci perché qualcosa ci spinge a trovare una nostra dimensione individuale, però intanto ci trasciniamo tutti verso lo stesso posto passando per gli stessi tragitti. Ormai ci sembra stupido tentare in un realtà dove si può prevedere, dove gli errori rimangono errori, più che risultati costruttivi di una scommessa persa. Non sappiamo più accettare le nostre scommesse perse. Dopotutto perché rischiare quando ci si può muovere collegando punti che sono già stati precedentemente collegati. Ci sembra stupido deviare la rotta quando ne esiste una già perfettamente tracciata, ora che siamo pervasi dalla logica del seguire. Seguiamo le persone, seguiamo le istruzioni, i programmi, gli esempi, le statistiche. Seguiamo sempre tutto e tutti, tranne noi stessi. Puoi averne migliaia sparsi in giro, ma finché non sai essere follower di te stesso tutti gli altri rimangono numeri. Per capire serve capirsi. La verità è con tutti gli strumenti per controllare e con tutte le possibilità di semplificarci la vita che abbiamo, ci stiamo dimenticando il valore dei tentativi. E solo tentando ci si capisce. Ci siamo dimenticati come ci si lascia davvero andare. Ci siamo dimenticati quanto sia bello essere in balia degli eventi, anche solo per qualche volta. Ci siamo dimenticati quanto sia bello sperimentare con la convinzione che funzioni per poi sbagliarsi di grosso. E cerchiamo cose già scoperte più che cose da scoprire. Perché ci siamo convinti di non avere mai tempo da perdere con noi stessi. Ecco, a me piacerebbe che nelle scuole insegnassero che in realtà di tempo da perdere con sé stessi bisogna sempre fare in modo di averne. Vorrei insegnassero che a volte davvero serve sbattere contro le conseguenze delle azioni senza preoccuparsene prima. Vorrei insegnassero a scoprire le cose solo toccandole dal proprio punto di vista. Vorrei insegnassero che complicarsi la vita non è poi sempre così male in fondo. Poi magari, un giorno, nonostante tutto, i tutorial non ci piaceranno granché, controlleremo meno le previsioni del tempo e ci prenderemo tutti un po’ più di pioggia.
Che non è poi sempre così male.