MUSICA DAL VIDEO

Quando vado a sentire la musica dal vivo guardo e ascolto quello che succede. Non faccio video. Non faccio video alla gente che suona, praticamente mai. Quando vado a sentire la musica dal vivo guardo e ascolto quello che succede. Di solito, tra le altre cose, succede che ci sono troppi telefoni a separarmi dal palco. Da quando al posto delle mani si sono iniziati ad alzare gli schermi, da quando agli accendini si sono mescolate le torce dei cellulari, se ci pensi è tutto un po’ meno umano. E la musica dal vivo è una cosa prima di tutto umana. È fatta di persone. Prima degli strumenti, prima dei suoni, prima dei biglietti presi all’ultimo, ci sono le persone. L’artista, il pubblico. La musica dal vivo sono le persone che la fanno e che l’ascoltano. Io, francamente, mi sono stancato di andare a sentire la musica dal vivo e vedere quello che succede attraverso lo schermo del cellulare del tipo di fronte a me. In generale mi sono stancato di ‘sta voglia di riprendere tutto, anche qui, che poi alla fine significa non vivere mai niente per intero. La musica dal vivo non è come le altre cose. È totalizzante. Non si può riprendere come le altre cose. La musica dal vivo va vissuta completamente, sul momento, live. Dal vivo, non dal video. Potremmo senza dubbio evitarci, almeno qui, quando siamo in mezzo alle persone ad ascoltare della musica, la preoccupazione di crearci un ricordo tangibile da vedere e far vedere in giro. Potremmo evitarcelo, almeno qui. Torniamo a vivere qualche esperienza senza l’ansia da certificazione. L’ansia di certificare di averla vissuta. Certificarlo a chi, poi? Ci servono davvero tutti ‘sti ricordi concreti, ‘sti video di cui abbiamo i cellulari intasati, per ricordarci le cose e per poterle raccontare? La realtà dei fatti è che viviamo nella realtà dei fatti. Ci preoccupiamo continuamente di costruirci fatti, prove e cose che dimostrino, a noi stessi e agli altri, di aver davvero visto e aver davvero fatto. Non ci basta guardare per essere soddisfatti. Anzi, sì, ci basterebbe, se solo non fosse per quel bisogno di certificare il guardare stesso. Materializzare l’esperienza. Renderla concreta, darle una forma visibile, condivisibile. “Vedi, io qua c’ero”. Se puoi farlo vedere, hai vissuto. È diventata un’ossessione. Dobbiamo documentare. Dobbiamo creare fatti. E in tutto questo chi ci rimette siamo noi. Noi e le nostre sensazioni, quelle che si creano dentro e che sono difficili da far vedere. Le mettiamo da parte. Dovremmo renderci conto che siamo vittime e carnefici di questo desiderio di narrazione costante della nostra vita. E va bene, forse non possiamo farci nulla, finché siamo circondati da strumenti fatti apposta per congelare l’attimo che viviamo. Ma almeno la musica dal vivo, che è ancora una cosa umana, possiamo provare a viverla davvero, cioè dal vero? Possiamo provare a lasciare i cellulari in tasca e con loro quella fissazione di dover rendere documentabile la nostra vita? Secondo me possiamo. Poi nessuno dice di non dover mai fotografare e riprendere niente, però finiamola di andare ai concerti aspettando le canzoni famose da filmare. Che se ci pensi, te le perdi.