MA DA QUANDO?!

Alla mia sinistra c’è questo gruppo di amici sulla trentina che non si vedono da molto tempo.
Lo capisco dal modo in cui si abbracciano. C’è aria di ritrovo.
Alcuni di loro vivono in Spagna, adesso. Altri invece sono rimasti in Italia.
Ma stasera sono tutti qui, alla mia sinistra, a pochi centimetri da me, in piedi tra le sedie bianche di plastica che il locale ha messo a disposizione dei presenti.
C’è una coppia che ha avuto una bambina che quelli che vivono in Spagna non avevano ancora conosciuto di persona.
C’è una ragazza che dice che ora lavora per l’Unione Europea, che da poco le hanno fatto il contratto a tempo indeterminato, che finalmente può starsene tranquilla, che lavora tanto ma che quello di cui si occupa le piace e le dà molte soddisfazioni.
Poi c’è una coppia di ragazze, o meglio, di signore, perché sono avanti con l’età.
Loro non sono sulla trentina come tutti gli altri e tutte le altre del gruppo. Sono sulla sessantina. Ma sono vestite in maniera molto giovanile. Sono molto truccate. E si muovono coordinate.
Erano sedute qui di fronte a me poco prima che arrivassero gli altri.
I miei pregiudizi mi convincono che siano entrambe zitelle.
Una delle ragazze, non quella della coppia che ha da poco avuto una bambina e nemmeno quella che ora lavora per l’Unione Europea, ha una bandana che le copre la testa.
Dice che ce l’ha fatta.
Che ha funzionato.
Che pare abbia vinto.
Che si sta riprendendo.
Mi distraggo.
Mi distraggo anche se questo gruppo è vicino a me ed è quasi come se ne facessi parte anch’io, ed è quasi impossibile smettere di ascoltare quello che si stanno dicendo.
Finisco al chiosco del bar dove ci sono le ballerine che si stanno preparando per lo spettacolo.
Avrei voglia di prendere da bere ma non ho voglia di fare la fila.
Il problema è che la prima cosa richiede la seconda. Sono consequenziali.
Ma posso stare qui ad aspettare che la fila finisca e poi andare.
Torno al mio gruppo di amici sulla trentina che non si vedono da molto tempo.
E appena torno mi rendo conto che manca una persona.
Una delle due zitelle, che quasi riesco a toccare appoggiando sopra al mio ginocchio sinistro la mia gamba destra da quanto è vicina, gira la testa mostrandomi il profilo del suo volto.
«Beh?» fa rivolgendosi a qualcuno che non si trova lì.
Seguo la direzione del suo sguardo e della sua voce e trovo la persona mancante: quella con la bandana che le copre la testa.
Si è defilata.
Si è allontanata.
Si è messa in disparte.
Si è messa di spalle.
Nel momento in cui sente la voce della sua amica, cioè nel momento in cui io mi giro a cercarla, si volta verso di noi.
«Ma da quando?!» continua la zitella con un tono che mescola sapientemente alcuni sentimenti contrastati, quali affetto, rimprovero, preoccupazione e ironia. Poi inclina la mano e le fa quel gesto che si fa per dire a qualcuno che le prende.
La ragazza con la bandana che le copre la testa non risponde, reagisce.
Dà un lungo tiro alla sigaretta che si era appena iniettata in bocca.
Se la stacca in modo brusco dalle labbra dopo aver risucchiato tutto il fumo che le sta in corpo.
Poi agita le braccia a mezz’aria davanti a sé disegnando dei cerchi e si rimette di spalle.


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