CRISTINA M’INCULA

Sposto indietro la sedia facendole grattare rumorosamente l’asfalto e mi avvio verso il bagno, che dovrebbe essere sulla destra appena entrati nel bar, se non ho capito male.
Schivo per un pelo un cameriere visibilmente provato con in mano un vassoio pieno di Spritz, ciotole di olive verdi e ciotole di patatine. Sotto il portico sto attento a non tagliare la strada a nessuno. 
È un sabato pomeriggio qualsiasi di inizio settembre. Via Indipendenza è intasata di ragazzi e ragazze che non vogliono pensare alla scuola e turisti inglesi alla ricerca di sugo alla bolognese.
Io sono qui per fare un giro, quei giri da sabato pomeriggio quando non hai alternative. 
Varco la soglia del bar e una ventata gelida di aria condizionata mi colpisce il collo e poi la schiena, infiltrandosi sotto la polo. Nascosta dietro al frigo con le torte decorate vedo subito una porta con scritto “Privato” e di fianco ne vedo un’altra con scritto “Toilette”
Mi fermo a pochi centimetri dal bancone, dove sembra iniziare la fila per il bagno.
Ho solo una ragazza che aspetta davanti a me. Mi metto anch’io ad aspettare, appoggiandomi allo schienale di una sedia libera, mentre mi guardo intorno. 
Sono senza cellulare, non è una cosa che capita spesso. Me lo sono dimenticato in macchina e quando me ne sono accorto ero già troppo lontano. 
Ci sono almeno cinque camerieri dietro al bancone, indaffarati e sconvolti. Non dev’essere una giornata facile. Non dev’essere mai una giornata facile per chi come lavoro serve da bere e da mangiare alle persone. 
Il rumore di tazzine di caffè e bicchieri di vetro che sbattono ingombra l’ambiente, il resto lo fa la voce di uno speaker di una radio locale che viene diffusa attraverso due casse appese al soffitto.
Dopo cinque minuti, il bagno è ancora occupato e la ragazza in fila davanti a me comincia a spazientirsi. Nessuno si aspettava sarebbe stata un’attesa così lunga. Nemmeno il ragazzo appoggiato al tavolino dietro di me, che noto soltanto adesso. Non so quando sia arrivato ma ha la faccia di chi vuole iniziare una conversazione. Ed è esattamente quello che fa, non appena incontra il mio sguardo. 
«Devo solo cambiarmi» mi comunica come se fosse evidente, spostando gli occhi verso il basso. 
Tra i piedi ha un grosso sacchetto di carta senza scritte, pieno di vestiti, probabilmente appena comprati in qualche negozio del centro. 
Non capisco bene l’obbiettivo della sua affermazione. Se mi sta indirettamente chiedendo di passarmi davanti, come quando al supermercato hai solo due cose da pagare e lo fai notare a quello con il carrello pieno, oppure se ha solo voglia di parlare per passare il tempo in fila. Esistono quelli che quando sono in fila da qualche parte hanno voglia di parlare per passare il tempo. Io non rientro in quella categoria, non sono mai quello che comincia. Però non sono nemmeno quello che s’indispettisce quando uno sconosciuto gli rivolge la parola. 
Lo guardo e sorrido in modo accentuato.
«Ah, guarda… non so cosa stia facendo» dico, e mentre finisco la frase faccio per sporgermi verso il bagno. 
Il ragazzo mi guarda e scuote leggermente la testa sorridendo, poi si passa le dita negli occhi. Si guarda un po’ intorno in silenzio e si mette a fissarmi la manica destra della polo con una certa insistenza, ma senza risultare invadente. 
«Devo solo cambiarmi» mi ripete con aria simpaticamente incredula, ancora come se io dovessi saperlo, come se non ci fosse nient’altro da aggiungere. 
«Ma dici che là dietro è brutto?» mi chiede dopo aver fatto una piccola pausa, indicandomi con lo sguardo una stanza che s’intravede vicino al bancone. 
«Secondo me è un magazzino quello» gli dico manifestando scetticismo verso l’idea che ha appena avuto, cioè di cambiarsi là dentro, credo.
Lui mi guarda, annuisce mentre sembra rifletterci e si sporge oltre la ragazza davanti a me per guardare meglio quello stanzino apparentemente vuoto. Torna al suo posto e commenta: «No ma poi c’è il bancone di fianco, si vede tutto.»
«Sì, non è proprio il massimo.» Sorrido ancora in modo accentuato.
I minuti passano e la ragazza di fronte a noi sbuffa. Il ragazzo che deve solo cambiarsi approfitta di quel segnale di cedimento per rivolgersi a lei: «Ma c’è qualcuno dentro?»
«Eccome, eccome se c’è qualcuno!» dice questa senza nemmeno voltarsi.
Il ragazzo scuote di nuovo la testa e si passa un’altra volta le dita negli occhi. Dà due colpi con le scarpe al sacchetto sotto di lui per sistemarlo, poi si ferma a fissarlo con insistenza.  
«Cristina m’incula», dice, «non puoi capire, Cristina m’incula!». 
Subito dopo alza la testa e mi pianta gli occhi addosso.
Cristina non so chi sia. Forse dovrei saperlo, o almeno immaginarlo, visto che lui lo dà per scontato. Così come dovrei sapere, o almeno immaginare, perché sta aspettando di entrare nel bagno di un bar per cambiarsi i vestiti, e soprattuto perché Cristina potrebbe fargli dei problemi per questo.  
Non so cosa rispondere e non mi viene da chiedergli chi sia Cristina, tantomeno il motivo per cui dovrebbe incularlo. Mi limito, o forse mi espando, a una forzata risata di comprensione, sperando basti, poi mi metto a guardare nella direzione del bagno. 
«Tu sei da solo?» mi chiede. 
«No, no, c’è la mia ragazza fuori.»
Si mette una mano in faccia facendosela scivolare dalla fronte alla bocca, deformandosi, mentre ripete «No, no, cazzo…» e sembra essere molto preoccupato per me.
La porta del bagno finalmente si apre. Esce una signora gobba con almeno dieci buste di vestiti appese alle braccia. La ragazza davanti a me entra, mentre il ragazzo dietro di me esce dal bar. 

22 commenti

  1. Non ho ben capito all’ultimo… forse non sono riuscita bene io ad intendere la conclusione, forse l’hai lasciata così aperta di tua scelta, non lo so, ma comunque bella come sempre, una volta che inizi a leggere ti tiene incollata perché vuoi sapere ad ogni costo dove si va a parare, ed è questo l’importante nella scrittura. E si, faccio anche io parte di quelli che in fila non sono mai i primi ad iniziare una conversazione, ma che tuttavia non si indispettisce se lo fa qualcun altro che ha voglia di parlare. Buona giornata!

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      1. Viste le storie, ora mi è tutto più chiaro. Ciò che Dario dice sulla realtà e sulla fiction: “Sai come si dice no? La vita è piu strana della fiction perché la fiction deve avere senso… ovvero la realtà supera sempre di gran lunga la fantasia” è una cosa alla quale ancora non avevo fatto caso. Dario mi fa sempre riflettere!

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  2. Grazie di avermi tenuto compagnia in questi minuti, mentre ho letto il tuo racconto, strano perché reale. Non tutto deve avere una conclusione logica. Non per tutti la conclusione è la stessa. Buona giornata Dario.

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  3. Grazie di avermi tenuto compagnia in questi minuti, mentre ho letto il tuo racconto, strano perché reale. Non tutto deve avere una conclusione logica. Non per tutti la conclusione è la stessa. Buona giornata Dario.

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  4. Ieri mi è successa una cosa altrettanto senza senso:
    Attraverso una piccola via del centro di Torino, sulle strisce pedonali. Una macchina si avvicina molto velocemente per poi inchiodare appena sopra le strisce. Mi fermo e dico “Vai piano.” Facendo anche il gesto con la mano.
    Il signore si sporge dal finestrino, ride e dice “dai, stavo scherzando”
    Io rispondo dicendogli che non mi sembrava il caso di scherzare in quel modo, allontanandomi. Lui risponde dicendo “tu sei giovane, io ho 60 anni!” E se ne va.

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  5. mi è piaciuto molto, ho appreso tutte le tue sensazioni a pieno, mi è sembrato di viverlo. grazie da per questo racconto del passato, forse non ne avevo bisogno(?) ma magari un giorno mi capiterà qualcosa di simile e mi verrà in mente cristina. grazie.

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  6. É incredibile come tu sia riuscito a trascrivere una “normale” scena quotidiana, riempendola di piccoli particolari e riuscendo a farmela vivere in prima persona. Mi hai fatto capire quanto può essere potente la scrittura. Grazie.

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  7. È la prima volta che capito sul tuo sito, nonostante ti segua ormai da un anno buono per via dei tuoi progetti. Mi chiedo sempre come tu faccia a descrivere le cose nello stesso modo in cui le vedrei io. E niente, è affascinante persino una storia inconclusa attraverso i tuoi occhi.

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  8. il fatto che tutto ciò avvenga tra il caos di un bar, un miscuglio di gente nervosa, gente che si rilassa e gente che non si sa bene perché sia lì mi affascina molto..le conversazioni che in fondo non hanno un senso con gente che nella tua vita non c’entrano niente sono le migliori…

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  9. Conclusione inaspettata che non elabori ne immagini durante la lettura ma interessante ma è stata una piacevole lettura coinvolgente. Buona giornata Dario

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  10. è stato proprio bello leggerti. Visualizzare le tue parole è stato praticamente inevitabile. Colpisce nella sua semplicità e forse è proprio così che dovrebbe essere. Non aspettarsi di rimanere colpiti solo da ciò che può essere considerato “fuori dall’ordinario”. Grazie Dario, questa lettura è stata un piccolo ritaglio per me in questa giornata così strana e allo stesso tempo emozionante che può essere il compimento della maggior età. Continua così e buona fortuna per tutto.

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  11. Ora sono curiosa di sapere se Cristina ha inculato o no questo ragazzo. Comunque io sono una di quelle persone che avrebbe chiesto a quel ragazzo chi cazzo era Cristina e perché mai gli avrebbe fatto problemi, probabilmente lo avrei anche fatto passare avanti.
    Grazie per la storia alquanto singolare, é sempre un piacere leggere le tue parole.

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  12. Ciao, bellissimo racconto, con la conclusione perfetta per questa esperienza, veloce e incomprensibile! Ma la domanda è: se c’è fila e vedi subito che ci vuole tempo, ma perché stare lì? Vatti a cambià in un altro bar!🤣 che personaggi!

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  13. Molto Carver. Non è necessario che abbia un senso. Un inizio, una conclusione. Una trama. Molto di ciò che non é svelato, non lo sapremo mai. Non é un film. È una fotografia. Un momento.

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