QUALCOSA MI SEGUE

Aumento il passo. Il suono delle scarpe che sbattono sul cemento rimbomba secco nel silenzio, alternandosi a quello delle chiavi appese ai jeans che si infrangono ripetutamente sulle mie gambe. Guardo dritto davanti a me, dove finisce la strada, dove finisce il buio. L’atmosfera è paralizzata, non c’è vento, non esiste aria. Avanzo dentro al nulla, circondato da alberi senza foglie, case senza vita, lampioni impiccati al cielo. Qualcosa mi segue. Non ho visto, non ho sentito, ma qualcosa mi segue. Ne sono sicuro. Giro il collo per un secondo all’indietro senza fermarmi, guardo da una parte, guardo dall’altra, inciampo colpendo con la punta delle Vans la crosta di una ferita nell’asfalto, mi schianto a terra sfregando le ginocchia sul ruvido che mi gratta via la pelle. Sanguino dalle mani che hanno attutito l’urto, sanguino dalle gambe che l’hanno accompagnato, sanguino dal cervello che mi pulsa nella fronte. Mi alzo subito, come se non fossi mai stato a terra, come se non avessi mai interrotto la mia corsa disperata, mi volto di nuovo. Guardo la macchina distrutta a sinistra, la siepe sventrata a destra. Faccio un passo in avanti, poi un altro, poi un altro ancora, accelero, inizio a camminare più velocemente di prima, inizio a correre senza guardare dove metto i piedi. Qualcosa mi segue. Non c’è nulla, non c’è nessuno, ma qualcosa mi segue. Ne sono sicuro. Me lo sento vicino, come se fosse a pochi centimetri da me, come se mi stesse sfiorando senza mai toccarmi, come un’onda che procede ma non s’increspa mai. Guardo dritto davanti a me, dove finisce la strada e finisce il buio, dove qualsiasi cosa sia sarà meno tremenda, perché potrà finalmente piombarmi addosso, ed io potrò almeno vederla, affrontarla con tutte le forze che mi sono rimaste o arrendermi alla sua foga, dopo la mia sfiancante fuga. Immerso in questo nero non posso sapere e vedere nulla. Corro sempre più veloce, verso la luce, mentre il respiro mi si spezza nella gola che brucia. Guardo dietro, guardo avanti, guardo dietro, guardo avanti, corro sempre più veloce, più di quanto potessi mai immaginarmi di fare. Il sangue delle gambe s’impregna nei jeans strappati, il sangue delle mani s’infiltra dentro le maniche, il sangue del cervello si mescola al resto. La fine della strada sembra allontanarsi ogni volta che mi avvicino. E forse sono io l’onda che procede ma non s’increspa mai.

26 commenti

    1. Questa secondo me non è angoscia, ma paura e sono diversi i due; un’emozione la prima, qualcosa di dinamico come il testo, dove c’è un senso di affanno, se così si può definire, una corsa catastrofica, una fuga da qualcosa che non conosci e che temi, che non hai manco il coraggio di sapere se esista o no, fermarti e affrontarlo. L’angoscia, per quanto ho capito e per quanto mi riguarda, poi ci sta mi sbagli, è tutt’atra cosa.
      Ti pianta i piedi a terra e tu sei lì e non sai decidere perché sei cosciente delle infinite possibilità che hai ma delle finite scelte, cioè dell’unica scelta che hai a disposizione, è una paura sì ma senza nome, un miscuglio di ansia e altra roba come tormento.
      L’uomo è troppo consapevole, meno istintivo, l’angoscia lo porta a fermarsi di fronte alle scelte che possono essere estremamente giunte, ma anche estremamente sbagliate e catastrofiche per se stesso.
      Dunque di fronte alle scelte, l’angoscia è più un potrei scegliere questo, però anche quello, mmmm questo è interessante ma se poi succedesse tal cosa, boh che palle, ritorniamo sulla scelta uno che sembrava molto interessante. Così resti fermo ti snervi, ti sciogli su te stesso, i nervi diventano rigidi perché sai che il tempo passa una decisione la devi prendere, ma non sai quale perché l’una implica lo scarto dell’altra, perché ogni decisione può essere tremendamente giusta, ma anche catastroficamente sbagliata.

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  1. Un senso di angoscia e difficoltà, fatica ad essere liberi da quella sensazione, da quella cosa che sebbene non abbia un’identità precisa ognuno sa cos’è. Non è una cosa, è LA cosa. Tutti abbiamo qualcosa da cui “scappare”, qualcosa che non è visibile ma che sappiamo è lì dietro. Non importa quanto corriamo veloce ma questo ci accompagnerà sempre.
    Complimenti Dario.

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  2. sei riuscito perfettamente a trasmettere tutto ciò che hai scritto nel post, ancora una volta complimenti.
    Visto che su Instagram è più difficile che tu legga un messaggio, ti volevo chiedere se potevi fare delle storie o un podcast o un audio su telegram in cui ci dici come secondo te si può migliorare la proprio capacità di scrittura, te lo chiedo perché ho dei problemi con i temi scolastici, io credo sempre di averli fatti molto bene per poi ritrovare un misero 5/5,5.

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  3. sei riuscito come al solito a trasmettere tutto ciò che hai scritto alla perfezione.
    Volevo chiederti (lo faccio qui perché su insta è più difficile che tu legga il messaggio) se potevi fare qualche storia/podcast/audio su telegram in cui dai dei consigli su come migliorare la scrittura. Lo chiedo perché vado al terzo anno di liceo e nonostante io vada molto bene durante l’esposizione delle interrogazioni, non riesco a fare dei temi decenti ma sempre sul 5/5,5.

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  4. Mi fa incazzare il tuo modo di scrivere, perché fottutamente concreto e si sa, chi scrive é estremamente geloso della propria scrittura.
    La concretezza è una cosa che a me manca e tu sai arrivare perfettamente al punto.

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  5. Complimenti,i tuoi racconti riescono sempre a sorprendermi ed emozionarmi ,si sente in loro il quotidiano che si tende e/o si vuole dimenticare;inoltre,il tuo stile di scrittura non annoia , esso è paragonabile alla “corrente di un fiume” che ti trasporta veloce,forte.

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  6. Amo l’ansia e ciò che ne deriva, sono appassionata di scrittura e amo leggere soprattutto storie di questo genere. Ti ammiro moltissimo e mi piace quello che hai tirato fuori dal momento che stavi vivendo, descrivendo lo stato d’animo che ti ha portato a scrivere ciò che hai scritto. Continua così.

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  7. Questo racconto mi ha totalmente e rapito immergendomi in un ansia e un angoscia costante facendomi riflettere su cosa sia realmente quello’onda che ti insegue senza mai i frangersi, quell’onda ignota che perseguita ognuno di noi.
    Grazie.

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  8. Volevo non finisse più. Le tue parole hanno colpito moltissimo. È vero molte volte capita di aver paura di un qualcosa che non riesci a vedere, ma il bello é proprio quello che hai detto tu rialzarsi e farsi forza perché quando si mostrerà tu sarai pronto

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