SE HAI SUCCESSO SEI UN GENIO

Chiunque abbia successo è stato chiamato almeno una volta genio.
È da un po’ di tempo ormai che abusiamo della genialità, attribuendola con leggerezza a tutti quelli che ottengono ampia visibilità facendo qualcosa. Quelli che fanno dei numeri, insomma. Come se fare dei numeri significasse di per sé avere dei numeri. Come se il successo fosse indiscutibilmente, sempre e comunque, la conseguenza di una qualche forma di genialità. Chi lo ha ottenuto diventa automaticamente un genio per il semplice fatto di essere entrato nell’elitaria categoria di quelli che ce l’hanno fatta. Perché i numeri vengono prima di tutto il resto, soprattutto del modo con cui sono stati raggiunti. Per molti sono la garanzia più evidente della genialità, quel che basta per tirarla in mezzo. D’altronde, in una realtà di classifiche che si aggiornano continuamente in base a click, visualizzazioni e riproduzioni, dove si sale e si scende ad una velocità angosciante, quel che conta è quel che si può contare. Per molti è un sistema meritocratico, perché sono i click del pubblico a stabilire se devi scalare o se devi cadere. Per me invece, sostenere che ci sia meritocrazia in questo sistema di montagne russe, fatto di rapide scalate e ripide discese, rischia di essere semplicistico. Considerare meritevole qualcosa o qualcuno solo perché gode di larghi consensi è approssimare per eccesso. Ed è sbagliato definire geniale qualcosa solo perché capace di arrivare agli occhi e alle orecchie di tanti. Vale in diversi contesti, da quello politico a quello artistico in senso lato. Chi sostiene che raggiungere un pubblico ampio, una posizione alta in classifica, significhi avere per forza qualcosa a che fare con la genialità, dimentica tutti quei fenomeni che raggiungono il successo facendo leva esclusivamente sulla forma, disinteressandosi quasi totalmente dalla sostanza. E non possiamo raccontarci che una confezione funzionante basti per rendere definibile “genio” chi la crea e geniale il suo contenuto. Non possiamo raccontarci che avere successo significhi meritarsi, indiscutibilmente e soprattutto aprioristicamente, l’etichetta della genialità. Anche se spesso è proprio quello che succede. Perché i numeri giustificano, e legittimano, i mezzi utilizzati per produrli. E sono tutti automaticamente dei geni quelli che fanno dei grandi numeri. Possono piacerti o meno, possono ricevere più critiche che approvazioni, più insulti che complimenti, ma sono tutti comunque dei geni. Riuscire ad ottenere l’attenzione della massa è considerato intrinsecamente geniale in questa realtà iper-competitiva, dove tutti vogliono distinguersi ma dove farlo non è affatto facile. E poi se ha successo ci sarà un motivo” si dice sempre in giro. Io credo che questa frase, solitamente utilizzata per liquidare un’osservazione critica sulla qualità contenutistica di un fenomeno virale, sia estremamente pericolosa. Perché alla fine su questo famoso “motivo” che giustifica sempre un successo non ci si sofferma mai abbastanza. Rimane sempre in secondo piano, messo in ombra dal luccichio dei numeri. Siamo talmente ossessionati dai numeri che ormai vediamo nella viralità di qualcosa, nella diffusa considerazione di qualcuno, un motivo sufficientemente valido per credere che quel qualcosa o quel qualcuno sia indiscutibilmente meritevole di essere definito geniale. È geniale perché si è distinto, è emerso, è arrivato in alto, è arrivato a tanti. E non è mica facile farlo, quindi se ci riesci sei per forza un genio. La genialità di oggi è nel quanto e non nel come. Nella quantità più che nella qualità. Il contenuto buono sta morendo così, sotto i colpi della nostra cieca venerazione dei grandi numeri e della nostra incapacità di mettere davvero in discussione ciò che li ha prodotti. Il problema è che parliamo continuamente di successo e mai di valore di un successo. Il focus è sempre sull’impatto numerico e mai sull’impatto valoriale dei contenuti che ci vengono proposti. E va bene che prendere le cose alla leggera fa bene. Non si può sempre vivere sull’attenti chiedendosi quanto valga davvero quello che abbiamo intorno. E va bene anche che esistono esempi di successo come conseguenza diretta della genialità di qualcuno. Però occhio che c’è pure tantissima merda travestita da cioccolata in giro. E quella piace a tanti perché tutti la guardano da lontano. Ogni tanto assaggiala.

11 commenti

  1. La cosa peggiore è che giudichiamo genio chi è stato “scelto”, “votato” dalla maggioranza, ignorando il fatto che molto spesso la maggioranza è ignorante, e l’esempio più lampante si vede in politica.

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  2. Il problema moderno del credere ciecamente a chi ci piace, di non controllare di persona che ciò che ci viene raccontato sia effettivamente vero. Dell’amare qualcosa o qualcuno dipendendo quell’amore sull’opinione generale delle persone piuttosto che su un gusto e un pensiero personale. Anche Galileo, sebbene oggi lo definiamo genio, ai tempi era visto come un folle per via della sua visione della scienza differente dalla società. L’umanità cerca di conformarsi per paura di rimanere soli e se qualcuno la pensa differentemente è un ribelle, almeno finché quella ribellione non diventa moda, ricominciando il giro daccapo.
    Comunque complimenti per come scrivi e per l’ottimo spunto di riflessione sollevato.

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  3. Probabilmente se non fosse per i numeri che caratterizzano anche te, in pochi raggiungerebbero il tuo blog.
    Al giorno d oggi un sacco di parole, di gesti, di situazioni hanno perso il loro vero valore. Ci aggrappiamo alle mode, ai numeri, qualcuno ha successo solo se la massa lo approva, non importa quel che fa. Ormai l’obiettivo principale delle nuove generazioni, dei nativi digitali, è quello di apparire, nascondere la loro vera persona pur di essere quel che in realtà non sono, solamente per ottenere l’approvazione di molti.
    Chissà se si troverà mai una soluzione, chissà se si ritornerà mai a valorizzarsi come persone nella vita reale e non in quella dei social, chissà se torneremo mai a dare il reale valore alle parole che usiamo. Chissà come si evolverà (o involverà…) il tutto…

    Le tue riflessioni sono sempre stupende da leggere, fanno sempre pensare, con amarezza, al mondo in cui ci ritroviamo.

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  4. Forse per alcuni attribuire genialità a chi ha solamente successo, è un modo per giustificarsi con se stessi. In una società in cui una buona percentuale delle persone ambiscono alla fama, essendo questa per pochi, probabilmente si necessita anche una giustificazione per coloro che non ci riescono. Perché attribuendo genialità a chi, a differenza loro, ha ottenuto l’ambitissimo successo, in qualche modo prendono le distanze da quello che altrimenti sarebbe un fallimento in una sfida ad armi pari.

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  5. Come dici tu, emergere oggi non é facile. Perciò, qualcuno che ci riesce, inevitabilmente, é considerato geniale, indipendentemente dal contenuto che offre. Quest’ultimo, poi, passa completamente in secondo piano perché, dai, si sa che c’é molta superficialità da parte delle persone.

    L’impatto numerico é più immediato, mentre capire il valore di un contenuto richiede un piccolo sforzo, concentrazione, comprensione, tempo: tutto quello che manca alla maggioranza.
    La profondità non é per molti, é complicata, é difficile. Non tutti si guardano dentro.
    L’uomo é insicuro: si omologa, segue le mode, fa quello che fa l’altro. Si fa piacere ciò che piace all’altro. Ed é per questo che é la “quantità” che emerge, a scapito della “qualità”: lo si vede in ogni campo, ovunque ci si gira.
    É frustrante, ma é così. Apparire é più importante che essere.

    Ora, se qualcuno é geniale per davvero, che abbia successo o meno, capirà che raggiungere i grandi numeri non serve a niente se la sua genialità potrà essere compresa solo da una minoranza, ovvero da coloro che ne capiscono il valore, non da quelli che si fermano solo alle apparenze e ai numeri.
    Lo stesso genio, genio per davvero, si accontenterà. Apprezzerà chi lo capisce e saprà che le persone, indipendentemente da quante esse siano, lo seguono per ciò che propone, non perché si sono uniti alla massa di caproni che cavalcano le mode del momento.

    La genialità é genialità. Il successo, inteso come fama, é un’altra cosa. Deriva semplicemente da una serie di fattori favorevoli. Sai, incontrare le persone giuste, trovarsi nel posto giusto al momento propizio… questa non é genialità, é semplicemente un grandissimo colpo di c**o 🙂

    Un genio considererà “successo” l’aver toccato la mente e il cuore anche solo di una persona. Non darà importanza ai numeri, ma alla profondità di chi ne avrà compreso la genialità. Questo é quello che conta.

    In ogni caso, stai sereno. I contenuti vuoti non resistono al tempo, così come i suoi grandi numeri. Sono cose effimere, passeggere. La genialità ha fondamenta ben più solide e saprà resistere al ciclone del tempo che passa, rimanendo in piedi ben più a lungo di qualcuno che propone un contenuto vuoto e senza alcuna importanza.

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