INSONNIA

Mi giro e mi rigiro. Il cuscino è una pietra che mi sfregia la faccia. Sposto la testa da una parte, poi dall’altra, senza tregua. Mi sbatto la mano sulla bocca, striscio sul lenzuolo affilato. Il corpo brucia d’insofferenza. Mi giro e mi rigiro. Il materasso è asfalto rovente. Ci premo contro la fronte, cerco di sfondarlo, di sfogarci dentro il tormento, di soffocarci addosso lo strazio. Alzo il collo per prendere fiato. Riemergo. Mi giro e mi rigiro. Gli occhi non si chiudono. Il cervello non si stacca. Il corpo non si blocca. L’agitazione non si placa. È una tortura. Mi giro e mi rigiro. Spalanco le braccia lasciandole cadere e rimbalzare due volte sul letto. Un crampo al polpaccio mi aggredisce. Mordo l’angolo del cuscino, m’inarco, mi contorco, mi piego su me stesso. Il dolore fisico si disperde lentamente, mentre l’agonia mentale cresce, insieme all’affanno. Mi giro e mi rigiro. Mi ribalto sulla schiena e guardo su. Il soffitto scende verso di me. Le pareti si stringono. Lo spazio intorno si riduce sempre di più. Il battito cardiaco mi trapassa la schiena e rimbomba in tutto il materasso. Mi tiro su di colpo, lancio la fronte nel vuoto. Mi siedo sul bordo del letto, stringendomi violentemente la testa tra le mani come se volessi stritolarmi i pensieri. Stringo forte i denti. Mi alzo in piedi. La pressione mi sbatte indietro, mi appoggio allo spigolo del tavolo per non crollare a terra, mi raddrizzo. Buio totale. Cerco l’interruttore con la mano, percorro il muro freddo e ruvido, lo trovo, lo premo. La luce mi acceca per qualche istante, la spengo subito, di riflesso. La luna mi fissa dalla finestra, standosene alla larga da me, tenendosi fuori dalla mia inquietudine. Assiste immobile alla mia pena, impietosita. Sfrego la fronte sul vetro facendolo cigolare nel silenzio. Prendo il cellulare dalla scrivania: le tre e trentaquattro. Sono stanco di non dormire. Sono stanco che la colpa sia tua. Sono stanco di venirti a cercare ogni volta che sbatto la porta e rimango da solo tra ‘ste quattro pareti. Quattro reti che mi intrappolano facendomi preda della tua assenza, gettandomi in pasto alla paranoia, ai mostri, alla notte che non passa ma mi passa sopra. Dovresti spaccare la porta, entrare senza dire niente e travolgermi. Piombarmi sopra alla fine di una giornata di guerra, strapparmi le armi, lasciarmi indifeso. Portarmi via. Sono stanco di aspettarti. Questo buio è una condanna che sconto ogni notte. Questa camera è la cella che mi rinchiude. Questo letto è la mia distruzione. Fammi evadere. Distrai l’insonnia.

33 commenti

  1. “La luna mi fissa dalla finestra, standosene alla larga da me, tenendosi fuori dalla mia inquietudine. Assiste immobile alla mia pena, impietosita. ” a rileggere queste parole mi vengono i brividi.

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  2. Vorrei scrivere qualcosa, ma probabilmente rovinerebbe l’ atmosfera che si è creata dentro di me leggendo ed impersonificandomi nel personaggio. Io…non penso di essermi mai imbattuta in un racconto tanto coinvolgente quanto angosciante. Intrigante

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  3. “Sta riflessione ha un difetto.
    Finisce.”
    -semi.cit.

    Comunque sei un grande, non mi aspettavo che dietro il personaggio ci fosse una persona così profonda.
    Mai giudicare un libro dalla copertina.

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  4. Dario voglio veramente complimentarmi con te perché riesci veramente a coinvolgermi e prendermi con le parole e molto spesso mi rispecchio in ciò che dici, è come se tu riuscissi a dare vita ai miei pensieri.
    Questo lato di te mi piace sempre di più, e mi incuriosisce sempre di più. Mi stupisci ogni volta con le tue riflessioni/racconti, veramente complimenti.

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  5. Eppure è stata proprio la maledetta insonnia a portarmi da te . Mi sento capita . Ti sento vicino . Sei speciale e non ti ho mai avuto di fronte . Che bislacco.❤️

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  6. Eppure è stata proprio la maledetta insonnia a portarmi da te . Mi sento capita . Ti sento vicino . Sei speciale e non ti ho mai avuto di fronte . Che bislacco.❤️

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  7. “Chi lo sa che cosa hai detto alle tenebre nelle amare veglie notturne,
    quando tutta la tua vita sembra contrarsi,
    i muri della tua dimora ti si stringono addosso,
    una stia in cui irretire qualcosa di selvaggio…”

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  8. E questo tuo racconto casca a pennello, estremamente intimo e diretto. Questi pensieri è difficile mandarli via quando vorresti solamente cadere fra le braccia di Morfeo.

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  9. Amo il tuo modo di scrivere, di liberare le tue emozioni. Leggere queste tue riflessioni, mi fa stare meglio. Io amo scrivere, ma a volte mi viene difficile buttare fuori tutto quello che provo, e tu ci riesci al mio posto. Complimenti davvero Dario. Sei una persona con una sensibilità bellissima

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  10. Preghi, supplichi perché se dormi non pensi. Non pensi a chi, fino a poco tempo prima, ti faceva dormire così bene, quando bastava soltanto un ologramma, una visione, un’allucinazione notturna per sorridere e chiudere gli occhi, lasciandoti abbracciare da Morfeo. Improvvisamente tutto è finito e con la testa pulsante ti ritrovi a fissare un soffitto troppo lontano per poterlo toccare, troppo vicino per immaginare cosa ci sia oltre.

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  11. L’esatta descrizione di ogni mia notte. Complimenti, scrivi davvero benissimo perché riesci a tradurre a parole la cosa più difficile: le “brutte” emozioni.

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  12. Chi soffre perennemnete di insonnia , puo’ capire quanto atroce sia passare le notti e tu l’hai descritto alla perfezione . Mi ci sono rivista molto . Grazie per condividere le tue parole con noi !!!

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  13. Hai descritto perfettamente le notti insonne che sto passando in queste settimane. Sai davvero cogliere ciò che la maggior parte delle persone tralascia nella scrittura, quasi come fosse irrilevante, invece è fondamentale per immergersi totalmente e trovare parte di noi anche negli altri. In questa mia estate un po’ difficile scoprire il tuo blog è stato fondamentale per me. Grazie Dario!

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  14. “Mi tiro su di colpo, lancio la fronte nel vuoto”
    Non so perche’ sia questa la frase che piu’ mi e’ rimasta impressa ma ho avuto paura: mi e’ salita la nausea appena l’ho letta, come se le vertiggini che ho provato ogni volta che l’ho fatto si fossero scatenate tutte insieme.
    Ho avuto paura perche’ non l’avevo mai interpretata nel modo giusto quella nausea, che alla fine non era – non e’ – altro che il terrore di diventare a mia volta nulla. Scomparire tra i miei pensieri, i miei incubi, i miei problemi mentali, i miei drammi, in tutto cio’ che mi tiene sveglia e mi tortura. Ho paura ma ce la lancio lo stesso la testa in quel nulla, corro lo stesso il rischio di farne parte. E’ sempre meglio che rimanere a farsi dilaniare sul letto.

    Grazie per averlo scritto Dario.

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  15. Non so per quale motivo ma i tuoi racconti/ pensieri mi ricordano quelli di Edgar Allan Poe. Come con i suoi scritti, anche con i tuoi riesco a immergermi nelle situazioni e nei luoghi di cui stai scrivendo e non è roba da poco. Sei diventato il mio preferito, ovviamente sempre dopo Poe 😂😏

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