IL SOLE, D’ESTATE, ALLE 5 DEL MATTINO

Il sole era sommerso dall’acqua. Non era caldo, pur essendo piena estate. D’altronde l’aria che si respira alle cinque del mattino ha la notte ancora dentro. Camminavo con lo sguardo basso sulla ghiaia, perdendomi nel rumore che fanno i passi sopra i sassi, calciando quelli più grandi degli altri in modo scomposto, quasi perdendo l’equilibrio. Ogni tanto mi fermavo per guardarmi dietro. Avevo il cappuccio della felpa sulla testa, i jeans consumati, le scarpe rovinate, le mani incastrate nelle tasche, gli occhiali da sole neri per coprirmi le occhiaie ancora più nere. In lontananza vedevo la sabbia spenta avvicinarsi. Era grigia, perché gialla lo diventa soltanto quando il sole sale. Eravamo solo all’inizio invece, prima dell’alba, quando aspetti che il sole esca allo scoperto e sembra non farlo mai. Poi improvvisamente si fa spazio. E lo vedi salire, scavalcando l’acqua che lo affoga, troppo veloce, e quasi vorresti fermarlo, vorresti se ne restasse lì, a metà strada, tagliato dal mare. Quasi vorresti rimanesse in sospeso tra la notte che finisce e il giorno che inizia. Ma lo vedi salire, ogni minuto più del minuto prima, e poi la luce arriva, soffocando l’aurora. Ti mancava. La luce in fondo ti mancava. Non volevi che la notte finisse ma la luce ti mancava. Quando il sole scavalca il mare, tiri un sospiro di sollievo, anche se quasi avresti voluto fermarlo, anche se per qualche minuto hai desiderato che quel limbo tra fine ed inizio, tra buio e luce, tra notte e giorno, durasse per sempre. I momenti di passaggio sono tutto e niente. Sono inconsistenza pura. E ti fanno bene almeno quanto ti inquietano. E quando vedi il sole salire dal mare, d’estate, alle cinque del mattino, a volte pensi come sarebbe poterlo fermare. Come sarebbe rimanere così, in una straziante e meravigliosa via di mezzo. Perché quella via di mezzo non esiste da nessun’altra parte. Tra l’aurora e l’alba, c’è l’abisso nascosto in ognuno di noi. Nel quale sprofondi e dal quale riaffiori, di continuo. Camminavo piano, in un corridoio di cabine con la porta blu scuro, illuminato solo da una debole luce bianca, debole quanto me, che a stento mi reggevo ancora in piedi. Vedevo il mare avvicinarsi e la sabbia diventare il mio pavimento. C’è un silenzio malinconico d’estate, alle cinque del mattino, vicino al mare. Quel tipo di silenzio che ti fa sembrare ogni cosa più distante. C’è il silenzio delle onde basse che muoiono una dopo l’altra sulla riva, come se non avessero la forza di proseguire oltre. Il mare non fa rumore, d’estate, alle cinque del mattino. Fa quello che non parla, annuisce soltanto, fa quello che capisce senza chiedere. Ti capisce, perché davanti al mare alle cinque del mattino non puoi fare altro che sentirti finalmente capito. Quando lo vedi avvicinarsi da lontano, d’estate, alle cinque del mattino, sembra quasi ti stesse aspettando. Sembra quasi abbia spettato sveglio il tuo ritorno, che è ben diverso da un arrivo, per consolarti, per cullarti, per coprirti. Poi, quando ti ci trovi veramente di fronte, quando puoi distinguerne i colori reali dai riflessi, ti accorgi di essere soltanto tu ad averlo aspettato, ad averlo cercato, ad averne di nuovo bisogno. Il mare, d’estate, alle cinque del mattino, non si tira indietro quando ti avvicini. Non si scansa per un bacio, non si volta per un insulto. Davanti ad una confessione sincera, qualunque essa sia, viene sempre verso di te. Sarà per le onde basse, che si rompono fragilmente sulla sabbia bagnata. Tu le guardi, le ascolti, le segui e le senti in qualche modo tue, perché ti somigliano nel loro venire e andare, nascere e morire, incresparsi e addolcirsi. Somigliano ad ognuno di noi. Il mare, d’estate, alle cinque del mattino, dopotutto è quello che siamo. Gente che aspetta la luce, perdendosi tra le onde. Le scarpe sprofondavano nella sabbia ed ogni volta che le sollevavo se ne portavano dietro un po’. Non c’era nessuno intorno, soltanto lettini perfettamente allineati a coppie di due, separati da un ombrellone chiuso. Cercavo il punto giusto in cui sedermi, quello migliore per mettermi in attesa, e l’ho trovato. Aspettavo la luce, accasciato sopra una sedia con lo schienale di plastica mezzo rotto, toccando la sabbia fredda sotto di me con le dita, disegnando cerchi, costruendo dune. Credevo non sarebbe mai arrivata. Il sole sembrava non sorgere mai. Alzavo la testa verso le nuvole, muovevo il collo toccandomi le spalle, prima una poi l’altra, mi toglievo gli occhiali per strofinarmi gli occhi. Tornavo a guardare avanti, verso il mare, in attesa. Scuotevo la testa. Poi qualcosa mi ha sfiorato. Mi si è seduta di fianco. Mi sono voltato ed era lì. Come se fosse apparsa o come se ci fosse sempre stata. Mi ha guardato e mi ha detto “Posso?”, anche se in fondo lo aveva già fatto. Io mi sono messo a ridere, le ho detto “Posso impedirtelo?” e si è messa a ridere anche lei. Ci siamo voltati verso il mare. Il sole è emerso.

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12 commenti

  1. Ciao Dario, io non sono una persona appassionata alla lettura, a dire il vero non sono proprio una persona abituata a leggere…leggo di rado, leggo a stento un libro ogni due anni e so che sicuramente mi sto perdendo molto. I libri che ho iniziato e mai finito sono tantissimi e non li ho mai finiti perche nessuno di essi ha mai catturato veramente la mia curiosità…ma non una curiosità riguardo alla trama della storia, ai personaggi o quant’altro, quanto una curiosità a livello di qualità della scrittura, una scrittura piena, che ti faccia entrare all interno della narrazione e che ti catturi parola dopo parola, riga dopo riga, creando un tutt’uno tra chi legge e tra ciò che legge. Fino ad oggi ho trovato un solo libro che, pur non conoscendo la storia, fin dal primo momento in cui l’ ho iniziato ho pensato tra me e me “Questo è quello giusto… ci ho messo una vita ma finalmente l ho trovato, o anzi, è lui che ha trovato me!”. Fin dal primo momento in cui l ho iniziato ho capito che, nonostante non avessi quasi mai finito un libro in vita mia, quello lo avrei letto tutto e me lo sarei gustato. Con quella lettura ho provato sensazioni che non avevo mai provato e ad oggi l’unica cosa in grado di farmi nascere le stesse sensazioni di allora sono i tuoi testi, i meravigliosi pensieri che grazie al cielo tu hai deciso di mettere per iscritto e di condividere con gli altri e che sono in grado di rendere la lettura un vero piacere e un bisogno per tutti. Volevo farti i complimenti, per la qualità di ciò che scrivi perché emerge quanto tu abbia una personalità enorme e una grande umiltà. Sono molto attratta da ciò che scrivi ma ancora di più sono colpita da come ne parli. Sei una persona che puo dare molto perciò non smettere mai di fare ciò che ti piace, sia per te che per gli altri, perché anche gli altri apprezzano cio che sappiamo fare bene.
    Detto questo mi scuso per la mia scarsa capacità di scrivere. Da tempo volevo lasciarti un commento ma mi reputavo in un certo senso inferiore o comunque banale rispetto a cio che scrivi tu, la tua è una grande dote, scrivere bene è importante perché un pensiero in forma scritta è l’ unica cosa che puo rimanere di noi (oltre ai ricordi che le altre persone conservano di noi dentro di se). Ti invidio molto per questo ma sono anche contenta che qualcuno voglia condividere con gli altri le proprie migliori qualità. Ci sarà sempre qualcuno ad ascoltarti perciò non smettere mai e in bocca al lupo per tutto!!

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  2. Le tue parole esprimono solitudine. Una solitudine in cui molte persone si ritrovano. Il tuo modo di scrivere, così incalzante e deciso, aumenta le emozioni che le tue parole causano. Le tue descrizioni sono dettagliate, e questo mi fa dedurre che siano situazioni in cui tu ti sia trovato.
    O forse è solo una mia illusione e sono solo parole inventate.
    E non ha importanza se tutto ciò sia reale o no, ha invece importanza che le sensazioni che esse causano siano concrete e sincere.
    Detto questo ti faccio i complimenti, sei appena diventato il mio scrittore preferito.

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  3. Dario, seriamente sei fantastico…In un contesto così semplice, sei riuscito a trasmettere emozioni che mai avrei pensato di provare; sarà perché da bambina sono cresciuta al mare e mi salgono i ricordi, ma il tuo modo di scrittura è veramente significativo. Complimenti ♡

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