DATTI UN MOTIVO

Secondo me c’è un problema. Il problema è che parliamo sempre e soltanto degli obiettivi. Diamo un’importanza enorme agli obiettivi, ai traguardi, ai punti d’arrivo. Ho sentito centinaia di volte, in centinaia di posti, in centinaia di modi, ripetere che avere un obiettivo nella vita è la massima priorità. Stabilire un obiettivo da raggiungere è qualcosa di essenziale, è qualcosa che dobbiamo assolutamente fare. Darsi un obiettivo è necessario, basilare, di primaria importanza. Ci vuole, ti serve, ne hai bisogno. Dattelo e poche storie. Perché se non hai un obiettivo poi finisce che ti perdi, e se ti perdi non arriverai mai da nessuna parte. Se non sai dove stai andando di preciso, ha già fallito. Questo è quello che si sente ripetere di continuo in giro, in maniera più o meno esplicita, direttamente o indirettamente. In ogni caso, questo è quello che ci è entrato in testa. Quello che si sente ripetere di continuo in giro poi ti entra tacitamente in testa. È così che funziona. Nemmeno te ne accorgi. Interiorizzi concetti, punti di vista, idee, senza rendertene conto e li tratti come se fossero sempre stati tuoi. Vedi, senti e inconsciamente impari, assorbi. Fino a considerare tutto normale e indiscutibile. È successo, e succede, lo stesso per gli obiettivi. Dicono che trovare il punto d’arrivo, un obiettivo, sia il punto di partenza, la prima cosa di cui preoccuparsi. Trovati una meta, prima di tutto, così troverai molto più facilmente le opportunità per raggiungerla. Così vivrai bene. Vai esattamente dove vuoi arrivare, sempre dritto, senza deviazioni. E vivrai bene.
Secondo me c’è un problema. C’è un problema nell’idea che sta proprio nell’attribuire agli obiettivi un’importanza così grande, così prioritaria. Il problema è che parlando sempre e soltanto di ‘sti obiettivi di cui proprio non possiamo fare mai a meno, così si dice, abbiamo inconsapevolmente e tragicamente messo da parte qualcosa che dovrebbe invece stare alla base di tutto. Bombardati da discorsi, statistiche e lezioni in cui ci viene ribadita insistentemente l’urgenza di stabilire obiettivi chiari nella nostra vita, per viverla bene, abbiamo scordato il principio, il vero punto di partenza, la vera base di tutto. Abbiamo scordato i motivi. Molto prima dell’obiettivo, molto prima dell’individuazione del traguardo, del dove si vuole arrivare, forse bisognerebbe occuparsi dei motivi. Credo che ultimamente si stia trascurando troppo la fase dei motivi, mentre si passa con estrema fretta e leggerezza all’inseguimento degli obiettivi. Si impiega troppo poco tempo ad indagare la propria attitudine, a tentare di capire cosa si vuole davvero,  dove si vuole arrivare davvero. Si impiega troppo poco tempo a sforzarsi di rimuovere le influenze esterne per trovare la propria verità. Nella propria verità c’è il proprio obiettivo. Chi sei è cosa vuoi. Ma devi capirlo, prima di andarlo a prendere. Il problema è che partiamo dalla fine. Partiamo da dove arriveremo, dagli obiettivi, perché ci sentiamo pressati, ci sentiamo in dovere di trovarli. Abbiamo fretta di segnare una meta sulla mappa per sentirci al sicuro. Ci sentiamo valutati, sotto esame. E nell’impellenza di fornire risposte a chi ci domanda “cosa vuoi fare nella tua vita?”, finiamo per darci obiettivi che non ci rappresentano, finiamo per seguire binari che non ci appartengono. Finiamo per fare quello che non siamo, pur di fare. Tutto per colpa di quest’importanza assillante che viene data agli obiettivi. Perché avere un obiettivo da raggiungere è fondamentale. E ovviamente ci sentiamo tagliati fuori se non ne abbiamo uno, se siamo indecisi. Quindi, partiamo. Partiamo prendendo un obiettivo per buono, mentendo sapendo di mentirci. La fretta non ti permette di essere sincero. È grave. Quindi partiamo, tralasciando la causa del nostro movimento. Tralasciando i motivi. È come partire per un viaggio solo perché qualcuno ci ha convinti che sia giusto partire, senza nemmeno darci il tempo di chiederci se nella nostra valigia ci siano le cose adatte per stare bene una volta arrivati a destinazione. Siamo talmente presi dall’ansia di trovare ‘sto obiettivo che, pur di trovarlo, siamo disposti a prendere in prestito quello di qualcun altro. Ecco perché dovremmo parlare meno di obiettivi e molto più di motivi. Per evitare di scegliere la destinazione degli altri e poi scoprire che funziona solo per loro, che non è la nostra. E sotto sotto lo sapevamo fin dall’inizio. Fin dall’inizio bisogna chiedersi perché e per chi. Fin dall’inizio bisogna preoccuparsi di capire cosa si vuole davvero, rallentando la partenza, anche a costo di rimandarla. Chi sei è cosa vuoi. L’obiettivo giusto è la diretta conseguenza di una motivazione forte. L’effetto migliore che puoi trovare è il risultato della causa più sincera che hai. Non partire dall’arrivo, parti da quello che sei. Datti un motivo, non un obiettivo.

3 commenti

  1. Il mio primo anno di università è andato esattamente come dici: una facoltà scelta per non deludere nessuno. Morale: ho cambiato per prendere tutt’altro, esami “persi” e la persona più delusa da me stessa sono stata io. Dovremmo imparare ad ascoltarci; io non l’ho mai fatto e alla fine sono crollata. Mi tranquillizza da una parte constatare che sia un fatto abbastanza comune.. Dall’altra, a questo punto, viene da farsi qualche domanda su dove ci stia portando questa società satura di frenesia.. Grazie Dario, come al solito ottimi spunti di riflessione.

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  2. Ho letto tutti i tuoi articoli o bozzette di pensieri, e posso costatare che questo è l’unico che mi rappresenta.
    Una ragazza 21enne con il sogno di essere una giornalista, ma alla fine ho scelto la facoltà di Relazioni Pubbliche. Mi chiedo ancora il perché della mia scelta e se non fosse stato meglio qualche altra facoltà.
    Mi ero data molti obiettivi, ma alla fine alcuni ho dovuto cambiarli.
    Grazie Dario e continua a scrivere le tue riflessioni.

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  3. Quello che dici ha completamente senso, ma ancora prima di questo ragionamento io mi sono sempre chiesta se fosse possibile sapere chi siamo.. se ci si pensa bene, noi non siamo altro che il prodotto delle nostre influenze. Da puri neonati diventiamo bambini e poi adulti con caratteristiche proprie solo dopo esserci confrontati col mondo: noi non siamo altro che le nostre influenze, quindi come possiamo affermare con sicurezza di essere veramente noi stessi e di non esserci lasciati trasportare? E di conseguenza come possiamo essere sicuri delle motivazioni e degli obiettivi che ci poniamo senza pensare che inconsciamente potrebbero essere quelli di un’altra persona a noi molto vicina?

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