CONNESSOLI

Domani ti svegli e non esistono più le chat. Scriversi i messaggi costa, come quando ancora non c’era whatsapp. Domani ti svegli e dirsi le cose a distanza ha di nuovo un prezzo. Niente più discorsi illimitati. Cosa cambierebbe?
Dovremmo vederci più spesso. Dovremmo uscire e incontrarci, per davvero. La possibilità di parlare liberamente pur essendo lontani, gratis, senza dover pensare troppo a quello che si dice, senza dover calibrare le parole, ci ha fatto male. Ci ha fatto male perché abbiamo abusato di questa possibilità. Chi più, chi meno. Non abbiamo dato un limite all’illimitatezza che ci è stata data. Ora è complicato evitare di raccontarsi qualcosa prima di incontrarsi fisicamente. È sempre più difficile aspettare di guardarsi in faccia per spiegarsi meglio quello che c’è da spiegare. È praticamente impossibile. Se non proprio tutto quanto, un’anticipazione, un’anteprima, un’accenno di trama, è pressoché inevitabile. C’è sempre stato bisogno di raccontarsi le cose, anche prima dell’arrivo delle chat. Quello che mancava però era la possibilità di farlo sempre, così facilmente, senza alcun limite. C’erano delle barriere che tenevano le persone lontane quando non si trovavano l’una di fronte all’altra. C’erano delle barriere che tenevano le persone lontane, quando erano effettivamente lontane. Non ci si poteva contattare di continuo. Ora invece ci diciamo tutto subito. Non appena sappiamo o scopriamo qualcosa, ce lo diciamo. Abbiamo pochi segreti da portarci dietro agli appuntamenti. Credo che l’opportunità di stare vicino quando e quanto ci pare ci abbia paradossalmente allontanati. Connetterci ci ha disconnessi. Perché poi, quando ci troviamo seduti allo stesso tavolo con la persona o con le persone a cui avevamo già anticipato tutto in una chat, non sappiamo cosa dire. Gli argomenti importanti, quelli che possono tenere viva una conversazione, sono già finiti ancora prima di incominciarla. Sono già venuti fuori, precocemente. E gli argomenti sono fondamentali nel rapporto tra le persone. Ci manca la novità degli argomenti, delle storie, delle vicende. Ci si trova, ci si incontra, ci si vede ma non c’è di veramente nuovo da dirsi, perché le questioni più belle si sono già esaurite dentro le chat e nelle note vocali. Non ci telefoniamo neanche più. Perché c’è da aspettare. Telefonare significa dover aspettare che l’altra persona risponda. E invece no. Vogliamo dire tutto subito. Poi magari il messaggio non viene letto o sentito immediatamente ma va beh, intanto abbiamo detto quello che c’era da dire. Non ci possiamo tenere dentro nulla. È condivisione perpetua. C’è una marea di superfluo nelle nostre chat. Una marea di frasi buttate lì, tanto per tenersi in contatto, tanto per rimanere connessi, tanto per dirsi qualcosa e rafforzare il legame. Ma serve sul serio? Sentirci in continuazione da lontano serve davvero a consolidare un legame? Oppure tutta questa narrazione continua, illimitata e gratuita dei nostri pensieri e delle nostre vicende, da un cellulare all’altro, ci sta trasformando in persone sole convinte di essere insieme? Dovremmo vederci più spesso. Dovremmo uscire e incontrarci per davvero. Tornare ad attribuire un valore reale alle nostre esperienze, alle cose che abbiamo da dire, senza sprecarle riducendole ad un messaggio scritto di fretta mentre si cammina o ad una nota vocale troppo lunga per essere ascoltata fino in fondo. Non sprechiamo gli argomenti, non anticipiamoci più le storie solo perché ne abbiamo la possibilità, non scriviamoci più “quando ci vediamo ti racconto” che poi tanto si finisce per dirselo comunque, male. La possibilità di parlare da lontano non deve diventare un motivo per rimanere zitti quando ci si trova fisicamente vicini. Scriviamoci meno. Teniamoci gli argomenti in tasca e tiriamoli fuori, mettiamoli sul tavolo, al posto del cellulare, soltanto quando è davvero il momento adatto di farlo. Soltanto quando siamo tangibilmente vicini. Scriviamoci meno. Parliamoci di più. Davvero, dal vero.

9 commenti

  1. Hai una sensibilità incredibile per questi argomenti. Li tratti con semplicità e allo stesso tempo con una severità che non perdona.
    Le tue parole sono schiaffi quasi piacevoli, che riportano al presente.
    Sarebbe bello poter discutere di tante altre cose, sapere cosa ne pensi riguardo a mille altri argomenti, magari in un incontro casuale davanti a un caffè.
    Nel frattempo mi godo il dubbio e l’attesa, che non bisogna sempre sapere tutto.

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  2. Hai trattato l’argomento in modo sia severo che tranquillo, sei riuscito a far capire subito ciò che vuoi trasmetterci. Ed hai ragione. Bravo Dario, come sempre d’altronde.

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  3. Ciao , grazie per le tue riflessioni.
    Forse mi sfugge il senso profondo che esse portano ma non mi riconosco nella tua descrizione. La comunicazione è sempre stata difficile a mio parere perché non siamo abituati alla sincerità, con noi stessi in primis. A me cambia poco il mezzo di comunicazione. Trovo invece bellissima, non riuscendo ad essere telepatica, la possibilità di poter comunicare con tante persone nel mondo. Mi danno opportunità di riflettere e calibrare la mia esperienza. Questo è solo il mio sentito, ovviamente. Strettamente e maledettamente personale 🙂

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  4. Quello che scrivi mi trova concorde. Stiamo perdendo la misura della relazione con gli altri perché non ci diamo più il tempo di averne una con noi stessi. È tutto sempre ed inesorabilmente più veloce, non ci ascoltiamo più veramente, non ci gustiamo le cose, non le digeriamo, le dobbiamo subito “buttare fuori” e spesso non valutiamo neanche l’effetto che avranno le nostre parole su chi le legge, non potremo valutarne la reazione, le sensazioni o il dolore che provocheranno. Ci sono chat su tutto, tanti gruppi di persone diverse, genitori dei compagni dei nostri figli, gruppi di colleghi o compagni di squadra, su tutto…e spesso, scrivendo, buttiamo “sassi” dei quali non possiamo renderci conto degli effetti che provocheranno…
    Ancora una volta uno strumento rischia di strumentalizzarci.
    Fabiola

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