IL NATALE È UNA DOCCIA FREDDA

Il Natale più cresci più assomiglia ad una resa dei conti. Diventa un appuntamento fisso con il guardarsi indietro. Saranno le luci sparse in giro, sarà la voglia di scaldarsi, saranno sempre le stesse canzoni. La nostalgia è quasi dovuta. Funziona così. Quel che ti faceva sognare quando eri piccolo poi diventa quel che ti fa tornare con i piedi per terra quando cresci. È un passaggio duro, prepotente, inevitabile. A me il Natale piace, ma ogni volta mi scaraventa addosso una scarica di angoscia, mi circonda con quel vago senso di vuoto, simile alla mancanza, come solo le cose che ti piacciano sanno fare. A me il Natale piace, ma è una doccia fredda, di quelle che ti svegliano e ci stai abbastanza male. Ogni volta mi ricorda che da bambino mi piacevano tante cose, perlopiù assurde, e mi andavano davvero tutte bene. Semplicemente, non avevo alcun motivo per pensare che ce ne fossero altre migliori o che le mie potessero essere in qualche modo sbagliate. Mi piacevano e basta. Me ne fregavo. Per me il Natale è una doccia fredda perché mi ricorda, ogni volta, che sta cosa di farmi piacere e basta le mie cose la so fare sempre meno. Perché se ci pensi non è che diventi grande quando ti danno le chiavi di casa e incominci a crearti le situazioni da solo. Non è che diventi grande quando ti accompagni con la musica nelle orecchie nei posti dove prima ti accompagnava per forza qualcuno. Diventi grande nel momento in cui smetti di credere alle tue cose senza farti domande, quando smetti di fartele piacere e basta. Diventi grande quando il tuo mondo diventa anche il mondo degli altri. In fondo da bambino ci sei solo tu. Tu e le tue cose a cui credi senza la pretesa di renderle giuste, comprensibili, accettabili. Il Natale è una doccia fredda che ti sbatte in faccia quella voglia che avresti ora di fregartene. Il Natale è un limbo. Forse è proprio per questo che mi piace così tanto. È una cosa che vivi ma fai fatica a definire con precisione. Ti fa bene e male, insieme. È una cosa che ti culla con una mano mentre ti prende a schiaffi con l’altra. È una resa dei conti, ogni volta. Perché se da piccolo ci stavi al gioco, te lo raccontavi, te lo raccontavano, te lo immaginavi, da grande forse il massimo che puoi fare è subirne il fascino, percorrendone in pieno la malinconia. Perché il Natale è una questione di ricordi, di trascorsi. È una questione di passato, più che di presente. Anche se ti piace, anche se non vedi l’ora che arrivi, ogni volta, il periodo delle luci sparse in giro, dei soliti film in tv, dei cinema pieni, delle file nei negozi, delle cene, del regalo giusto, continuerai sempre un po’ a pensare quanto era bello crederci e basta. Nonostante tutte le distrazioni, continuerai sempre a guardarti un po’ indietro pensando a come sei adesso. Tornerai sempre un po’ con i piedi per terra. Continuerai sempre a starci abbastanza male, a Natale. Perché è vero, sei grande. E da quant’è che non credi nelle tue cose senza farti domande?

4 commenti

  1. È proprio vero, a Natale è tutto un “ti ricordi quando”, “è quando siamo andati” e sei lui sola con i tuoi ricordi e non sai se esserne felice o rattristarti perchè sai che cose, situazioni o persone non saranno mai più come quando eri bambino.
    Anche il pandoro non ha più lo stesso gusto, anche se lo inondo di nutella.

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  2. Forse è tutta una questione di magia perduta… Tutte quelle luci, quei pacchi colorati, i sorrisi dei parenti incantano i bambini proiettandoli in un mondo fatto solo di cose belle e di serenità.
    Da grandi, invece, ci si pone davanti il disincanto di tutta quella “perfezione”, che ci fa provare l’amarezza di un mondo complesso, reale, fatto di tanti “fatti” e pochi lustrini…

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