LA STAMPANTE CHE STAMPA DOLCI

Prima ho visto un servizio in televisione dove parlavano di una stampante che stampa i dolci. Parlavano di ‘sta macchina come qualcosa che potrebbe eliminare gran parte del lavoro manuale dei pasticceri. Poi parlavano di un un futuro neanche troppo lontano, neanche troppo futuro, come succede sempre quando si parla di ‘ste tecnologie che semplificano, velocizzano e migliorano il lavoro umano. Un presente imminente, insomma, dove basterà inserire gli ingredienti in una macchina per ottenere velocemente e perfettamente i dolci. Un presente imminente dove lo stakanovismo dei computer soppianterà la fatica umana. Un presente imminente dove sarà tutto molto più facile, tutto molto più bello e tutto molto più giusto. Un presente imminente che a me, se devo essere proprio sincero, mi fa abbastanza paura, oltre che cagare. E non sono di sicuro uno di quelli allergici alle innovazioni, che vive rimpiangendo il passato, ancorandosi al presente per non scivolare nel futuro. Non sono di sicuro un apocalittico che vede nel progresso tecnologico e nelle stampanti di dolci l’epicentro dei nostri problemi più gravi. No. Però forse non sono neanche completamente integrato. O almeno, non lo sono completamente a livello teorico, perché nella pratica pure io compro e uso le cose che servono a semplificarmi la vita. Non sono apocalittico e non sono completamente integrato. Io più che altro sono uno che quando sbatte contro le proposte di computerizzazione dei lavori fatti con le mani, specie dove c’è di mezzo della creatività, come per esempio nella pasticceria, quella vera, quella fatta di ciambelle che a volte non hanno il buco, quella umana, un po’ ci sta male. Ci sto male perché a pensarci bene a me tutte ‘ste semplificazioni che ci vengono continuamente proposte, tutti ‘sti tentativi di rendere artificialmente perfetto ciò che sarebbe umanamente pieno di sbavature, ‘sta idea di progresso per la quale è necessario accelerare e ottimizzazione qualunque cosa, davvero mi fanno paura, oltre a farmi abbastanza cagare. Sarà che nei momenti peggiori ci immagino sempre più circondati da una marea di cose, a illuderci della loro effettiva utilità e a convincerci di non poterne fare assolutamente a meno. Sarà che nei momenti di disillusione più spinta mi viene da pensare che presto, o forse ci siamo già, saremo sommersi da una marea di strumenti per risolvere i problemi pratici in maniera sempre più rapida, precisa, puntuale. Noiosa. Sarà che tutto ci verrà meglio, in meno tempo, con meno fatica. Sicuramente questo sarà comodo in molti ambiti dove è davvero utile minimizzare i margini d’errore umano. Ma se la faccenda dilaga, come poi sta già succedendo, diventerà automatico e semplice anche ciò che molto probabilmente deve rimanere volontario e complicato. Ci ritroveremo a vivere da imperfetti in una realtà di perfezione. Saremo umani in una realtà disumana. Io, che forse esagero, ho una visione romantica della pasticceria, così come ce l’ho della musica, della pittura e di qualsiasi altra cosa con alla base un processo creativo. Io credo che esistano ambiti dove l’errore umano sia una risorsa essenziale per rendere il risultato migliore. Ed è proprio lì che lo sbaglio più grande è tentare di non farci più sbagliare.

3 commenti

  1. Arriveremo ad un punto in cui, come dici tu, sarà reso tutto più facile e saremo abituati solo a muovere un dito per realizzare cose per cui in realtà ci vorrebbero più e più mani. Ma se un giorno, per qualche motivo, la tecnologia non dovesse più funzionare non saremmo forse ridotti a non saper fare più nulla di manuale e a doverci riadattare? Teoricamente stiamo evolvendo così tanto da retrocedere.

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  2. Ciao Dario, mentre leggevo la tua riflessione mi è venuto in mente un film di Sylvester Stallone del 1993 dove un attore dice questa frase: “Io l’ho visto il futuro e lo sai cos’è? Uno zitellone di mezza età che sta sempre in camicia da notte a bere centrifughe di carote e mele cantando i ritornelli della pubblicità!” ( presa dal sito: http://www.mymovies.it/battute/?id=7156). Non so se l’hai mai visto è fin troppo vecchiotto. Eppure sintetizza lo stato attuale delle cose. Ci stiamo impigrendo e la pigrizia prende il posto della creatività, della fantasia, ormai tutto è preconfezionato. I bambini per spiegare un emozione usano l’emoticon non riescono più a descriverla. La cosa paradossale però è che rincorredo questa “perfezione” tecnologica sempre più mi ritrovo a parlare con persone che hanno nostalgia dei lavori artigianali. Cercano l’oggetto artigianale, ma nessuno vuol più essere l’artigiano. Non mi dilungo la tua riflessiome mi ha fatto aprire molte finestre di ragionamento.
    PS: te l’ho scritto anche in direct su instagram; è possibile leggere qualcosa della tua tesi di laurea? Puoi pubblicare qualcosa sul tuo blog? Mi farebbe piacere leggere qualcosa.

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