NON ESSERE TE STESSO

L’importante è essere sempre se stessi. Sii te stesso. Si sente dire spesso in giro. È il principio, la regola delle regole, il consiglio per eccellenza. Vale per tutto, vale per tutti, vale sempre. Se non sai quello che devi fare, sii te stesso. Se non sai quello che devi dire, sii te stesso. Nel dubbio, sii sempre te stesso. Perché se riesci ad essere sempre te stesso, va sempre e comunque bene. Non puoi sbagliarti. Nonostante quello che si sente dire spesso in giro, io credo che questa convinzione diffusa di dover essere sempre se stessi sia una grandissima stronzata.

Essere sempre se stessi fa parte di quelle cose che ci siamo abituati a ritenere giuste a priori solo perché lo dicono tutti. È una di quelle cose che non abbiamo la capacità, forse più che altro la voglia, di mettere in discussione. Fa parte delle risposte pronte, delle raccomandazioni consolidate che tendiamo a seguire senza chiederci il motivo. Sii te stesso. Essere se stessi è per tutti qualcosa di certamente funzionante. Tutti dicono che funzioni. A volte però è proprio delle questioni più certe che bisogna occuparsi. C’è tanto da guardare, in particolare dove non guarderesti mai. C’è tanto da guardare in ciò che diamo per scontato. E vale anche per l’essere sempre se stessi. Che in fondo, se ci pensi, quante volte si trasforma in una scusa. Sento dire spesso in giro sii te stesso e vedo altrettanto spesso ‘sto essere se stessi trasformarsi in una scusa per non interrogarsi, per non mettersi in discussione. Perché alla fine succede questo. Succede che scappiamo dallo scontro interiore perché tanto siamo fatti così e oh, cosa possiamo farci. Succede che a furia di rimanere sempre noi stessi, ci rigiriamo nelle nostre quattro o cinque abitudini del cazzo, convinti rappresentino quello che siamo veramente. Ci chiudiamo nel tentativo costante di  far corrispondere i nostri comportamenti e le nostre azioni al nostro sé. Dopotutto ci hanno ripetuto fino alla nausea di accettarci per quello che siamo. Di conseguenza ci siamo convinti sia la cosa migliore da fare. Ma lo è?

Forse quello che siamo davvero non è quello che accettiamo di essere. E forse siamo già abbastanza egocentrici per permetterci di essere sempre noi stessi. Questo potrà sembrare un invito a falsificarsi, però no. Non è un invito a fingere, a non darsi retta, a frenare le sensazioni. È un invito provocatorio. Un invito provocatorio a riflettere sul fatto che ok essere se stessi, ok pure accettarsi, ma qua nessuno parla mai di darsi contro. Nessuno parla mai di dare contro a se stessi senza sentirsi colpevoli, senza mortificarsi, senza sentirsi di aver infranto la regola che ci impone di accettarci per quello che siamo. Tutti sempre con ‘sta cosa di accettarsi, che poi in fondo è soltanto un modo per farsi andare bene le proprie cazzate quotidiane, una rinuncia ad andare oltre. Si dice spesso in giro di accettarsi per quello che si è. Io credo che non sia giusto accettarsi per quello che si è, come non credo sia giusto essere sempre se stessi. Io piuttosto credo sia giusto mettersi in discussione. Rifiutare la trappola della stabilità. Rifiutarla perché poi ci si appiattisce, poi si resta sempre quelli. Forti dei propri pregi, turbati dai propri difetti, convinti di essersi capiti. Fraintendersi, chiedersi, rispondersi, correggersi, studiarsi, mandarsi frequentemente affanculo. Rifiutare la trappola della stabilità è avere il coraggio di conoscersi sul serio. Per farlo, dobbiamo staccarci dal dogma di accettarsi per come siamo e di essere sempre noi stessi. Perché ‘sti concetti consolidati, nemmeno ce ne rendiamo conto, ci rendono intoccabili. Ci lasciano lì fermi, chiusi, a convincerci di sapere quello che siamo. Ci fanno credere di essere in un modo e ci convincono di doverlo nutrire senza discuterlo, senza alterarlo. Ci trasformano in cultori della stabilità. Ma siamo sinceri, la stabilità manco ci piace. Ci fa comodo, ci vuole,  ci aiuta, ci guida. E non ci piace.

Quello che siamo davvero non è quello che accettiamo di essere. Non siamo quello che facciamo per provare ad essere sempre noi stessi. Forse più che accettarci per quello che siamo dovremmo accettare di non poterlo sapere. Perché quello che siamo davvero è tutto quello che ancora non ci siamo chiesti. Facciamolo.

 

 

3 commenti

  1. Non so bene cosa dire. Mi hai lasciato senza parole, ma prendilo come un complimento perchè mi hanno sempre che è difficile farlo. Sono affascinata da questo tuo modo di scrivere nonostante gli slang di una cultura che si distacca sempre di più da ciò che era e va verso l’evoluzione, nonostante le parolacce che però sporcano la scrittura imprimendotela in mente. E che dire sui contenuti? Tutto ciò che non sono mai riuscita a dire e che tu hai spiegato così bene. Ciò contro cui combattiamo tutti i giorni. Complimenti.

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  2. Ciao Dario,
    L’immagine che mi viene in mente: tu che cerchi di mettermi del mercurio su una ferita aperta e io tiro il braccio pur sapendo che quello che fai è per il mio bene, ma io sento solo il bruciore e mi ritiro. La parte arrabbiata di me ti direbbe”c hai rotto il cazzo!” (Non farmi picchiare da Ilario).
    Sono d accordo quando parli di mettersi in discussione e non chiudersi nella stabilità, ma spesso “essere se stessi” è l unica cosa che ti resta in un modo che ti vuole cambiare con la scusa di volerti migliorare, che ti vuole diverso perché non capisce chi sei. E ti dico anche che quando sono me stesso ne pago anche le conseguenze, ma sempre felice si essere vero piuttosto che scendere a compromessi e si fa male . Comunque questa volta la tua riflessione mi lascia un po’ perplesso, ma ci sta; ognuno ha le sue esperienze e ognuna insegna qualcosa. Grazie e alla prossima rflessione sperando che sia l continuo dei tuo raccono.

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