IL CELLULARE S’ILLUMINA

È già la settima volta che prendo quel cellulare in mano. Sembra pesare sette volte più del solito. Ogni volta che fisso ossessivamente quel display ho la sensazione di fissare tutto quello che resta della mia vita. Ecco perché lo fisso ossessivamente. È come se fosse tutto nelle sue mani, anche se sono io a tenerlo tra le mie. È già la settima volta in dieci minuti che prendo quel fottuto cellulare in mano. È già la settima volta in dieci minuti che spero di trovarci qualcosa. È già la settima volta in dieci minuti che non cambia nulla. Spero si illumini. È già la settima volta in dieci minuti. Dovrei andare a fare altro e smetterla di starmene qua ad aspettare che il vuoto finisca. Il vuoto non finirà. Mi sta addosso, mi stritola, mi divora lo stomaco. Dovrei uscire da ‘sto angolo infestato di frasi che non ho mai detto, sensazioni che non ho spiegato, mancanze che non ho avuto la forza di raccontare. Ora vorrei farlo. Vorrei riprendermi ogni cosa. Sono in bilico, seduto su sto divano freddo come me. I sensi di colpa mi urlano nei timpani. L’angoscia mi spia dalla finestra. Sono compresso sotto la mole ingombrante del vuoto, devastato dalla necessità di vedere quel display illuminarsi all’improvviso. Sono distrutto dalla speranza che succeda. La stessa che mi tiene vivo, la stessa che mi logora. Dovrei impedirmi di stare qui. Dovrei andarmene, anche se è tardi. Dovrei andare a fumare una sigaretta nel primo posto senza persone che mi viene in mente. Invece è già la settimana volta in dieci minuti che prendo quel cellulare in mano, fisso il display e mi tormento. Il buio mi circonda, il dubbio mi strappa la pelle, l’inquietudine mi stringe il collo, soffoco, manca l’aria. La speranza assomiglia sempre di più ad un inganno che autoalimento. Non so più se crederle. Sono da solo. Non lo sarei se quel fottuto schermo si illuminasse, se quel nome comparisse come succedeva prima, prima del vuoto. Non comparirà. Intanto scompaio io. Fuori piove a dirotto. Il rumore dei tuoni mi penetra la schiena. Le gambe tremano, le mani gelano, quel cellulare non si illumina. Lo prendo in mano per l’ottava volta in dodici minuti. Pesa otto volte più del solito adesso. Ho bisogno di leggere quel nome. Ho bisogno che compaia sul display. Ho bisogno che si fermi tutto quanto. Mi sto disintegrando. Ho bisogno che ‘sto vuoto finisca ora. Non finirà. Prendo quel cellulare in mano per la nona volta in dodici minuti. Mi scorrono nella testa tutte le volte che avrei potuto dirti come mi sentivo ma non l’ho fatto. Sono colpi di mitragliatrice che mi perforano una per una le ossa del corpo. Non li sopporto, non mi sopporto. Prendo il cellulare in mano e lo scaravento per terra. Mi tiro su dal divano. Lampo, tuono, colpi di pioggia sul vetro. Non so cosa fare, non so dove andare. Spacco una sedia con un calcio contro un mobile. Quasi crollo. Un altro tuono, stavolta più forte, stavolta sfonda le pareti, le mura, la testa. Stavolta crollo. Afferro le chiavi di casa come afferrassi me stesso, voglio solo andarmene. Quel cellulare è lì per terra. Non suonerà, non comparirà il suo nome, non tornerò mai indietro a prenderlo, non ci troveremo mai più. Tiro un calcio a un’altra sedia. Non la spacco è lei che spacca me. Vado verso la porta, la apro, la sbatto come stessi sbattendo me. Esco ma non so, non so nulla, non sono nulla. Non so dove scappare. Corro dentro al diluvio, la pioggia mi sovrasta, mi calpesta come il rimorso. Corro, forse piango, urlo dentro al tuono, cado in mezzo alla strada, dove sei. Il cellulare s’illumina.

7 commenti

  1. Dobbiamo imparare ad andare avanti…anche con il display spento.
    Dobbiamo imparare ad amarci e perdonarci…perché la vita va avanti e chi se ne va lo fa perché vuole, non perché noi non valiamo la sua presenza.
    Alla fine dei giochi chi ci resta??
    Solo noi stessi e Dio.
    Anche il mio display non s’illumina più da un bel po’…ma, alla fine, piuttosto che aspettare che s’illuminasse lui ho deciso di iniziare ad illuminarmi io ☺❤.

    Ti stimo, Dario.
    Hai un bel modo di scrivere.
    Sei una bella persona…si sente.
    Pensati come un tesoro prezioso, non come un nemico di te stesso 😉😙.
    Baci

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  2. Hai scritto un testo che si legge in tre minuti ma che ti fa vivere una marea di emozioni. Sembra quasi di vederti da un angolo della casa, dalla finestra. Sembra di essere nella stanza con te. Trasmetti in modo empatico fai vivere ciò che scrivi, anzi fai vivere ciò che vivi; non ti conosco ma leggo una tua esperienza di vita. Spero che questa pagina sia il capitolo successivo di “vento grlido”; non dici di mettere in piazza la tua vita, ma di regalarci una storia che trasmetta sentimenti veri come queste che scrivi. Grazie. Ti direi che dopo la lettura di questa pagina volevo abbracciarti per darti forza …. mi sa che risulterei uno stalker…. ma è vero mi hai suscitato un sentimento di aiuto e un azione cioè un abbraccio, cioè mi hai trasmesso qualcosa di vero. Grazie

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  3. Svrivi in un modo spaventoso, mi è apparsa la scena davanti agli occhi… Sarà che mi ritrovo in tutto ciò che racconti.
    Ti giuro è come se tu stessi estrapolando i miei pensieri e traducendoli in lettere. Il che non è da poco dato questo tipo di “poetica”, se così possiamo chiamarla, si distacca molto dalla società attuale purtroppo. I miei complimenti. Potrei rileggere questr parole un’infinità di volte senza stancarmi mai.

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  4. Mi hai fatto piangere. Mi sono rivista: da sola in camera arrabbiata e delusa dagli altri e da me stessa. Tiro pugni alla scrivania cercando di tranquillizzarmi ma non funzionano, mi fanno sentire una persona violenta e non lo sono affatto, non voglio esserlo. L’unica cosa che riesco a fare allora è rimanere immobile a guardare il cellulare in attesa di un messaggio o di una chiamata, in quel momento fare qualsiasi altra cosa mi sembra impossibile. Il mondo per me si ferma fino a che il cellulare non si illumina.

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